Wednesday 19th December 2018,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Addio Pdl. Lettera ad un partito mai nato

Addio Pdl. Lettera ad un partito mai nato

di Fabio Giulivi – Reputo conclusa la mia esperienza, assai deludente, nel PDL. Un amore mai nato, una scelta imposta dall’alto che mai mi ha fatto sorridere una sola volta. Anni politicamente buttati che non mi hanno lasciato nulla, se non tanta amarezza, disillusione e molta nausea. La demotivazione totale è stato il risultato di questa storia fallimentare nata male e finita peggio. 

Da quando mi sono trovato catapultato dentro questo contenitore,  non ho fatto che dover mediare, limare, ricucire i tanti strappi che a livello locale si verificavano quotidianamente. Il coordinatore cittadino Colosi potrà essermi testimone della difficoltà di gestire continue incomprensioni, strappi, disconoscimento dei vertici cittadini da parte di alcuni.Ho assistito ad involuzioni tristi che hanno portato amici di ieri, oggi a  salutarsi a fatica  quando si incontrano per strada.  La stagione del tesseramento che ha condotto al primocongresso provinciale avrebbe dovuto aprire una fase di rinnovamento politico, con l’indizione finalmente dei congressi locali che avrebbero potuto dar forza e corpo alle strutture locali, ed invece tutto è stato accantonato lasciando il partito in balia delle correnti.

Ma se a livello locale è stata una Caporetto vogliamo parlare del nazionale? Vi evito per carità di Patria l’elenco di  tutti gli scandali emersi in questi anni da quelli sessual-giudiziari vissuti  dal Cavaliere a quelli del resto della banda (dai Cosentino agli Alfonso Papa, dagli Scajola alle Minetti, dalle P3 ai Verdini, dai Lavitola ai Bertolaso,dai Milanese ai Tarantini, dai Fiorito ai Formigoni, etc.).

Un partito (?) che si appresta a far delle primarie farlocche per andare  a scegliere un candidato premier(nonostante io stimi Angelino Alfano) che poi dipenderà comunque dai capricci di Silvio Berlusconi. Un partito che farà delle primarie come PDL per poi cambiare dopo pochi mesi nome e simbolo come si cambiano i fazzoletti per il naso, come se alle persone interessasse più la sigla dei contenuti. Primarie prima proposte, poi accantonate, poi riprese senza grande convinzione come una sorta di fiume carsico che abbassa ulteriormente la considerazione degli elettori nei nostri confronti.

Questaconsultazione non solo non mi appassiona, ma la vedo inutile perché non risolve i problemi di un partito mai nato. Trovarsi oggi al proprio fianco nella battaglia per sostenere Alfano esponenti con cui fino a ieri ci si è accapigliati su tutto  vuol comunque dire doversi nuovamente confrontare con loro poche settimane dopo. Si posticipa il problema. Si nasconde tutto sotto il tappeto delle primarie per poi ricominciare a scontrarsi come prima, più di prima.

Sempre sperando che il Cavaliere non ribalti nuovamente il tavolo tirando davvero fuori quel famoso dinosauro dal cilindro (lui stesso? Montezemolo? Briatore? il famigerato avvocato Samorì?) demolendo in un colpo solo la leadership di Alfano che faticosamente sta tentando di costruirsi.

Un partito che si trova a dover convivere con gli elementi più disparati tra di loro che non hanno nessun minimo comune denominatore.

Sarò sincero: io di votare (e chiedere il voto alle persone che conosco) personaggi come Frattini, Cicchitto, Bondi, Santanchè, Capezzone, Dell’Utri, Ghedini, Pisanu, Gelmini,  e compagnia cantante non riesco più.L’ho fatto in passato, non possono rinnegarlo, ma oggi non riesco più, proprio come una sveglia che desta la tua coscienza e ti fa dire “ma come  hai fatto ad accettare tutto questo ?!”. Farmi sbertucciare dalla Biancofiore o essere associato alla Minetti non lo tollero più.

Mi ricordo ancora quella mattina di qualche inverno fa quando con gli amici venariesi si parlava della nuova esperienza del partito unico, di quanto fossi preoccupato di quell’ennesimo gesto folle di Fini che accelerò improvvisamente una fusione smentita fino a poche settimane prima.  In effetti si è rivelata un bluff,  l’ennesimo scempio perpetrato da Fini: l’inarrivabile co-fondatore del partito che dopo aver distrutto la destra è riuscito oggi a farsi accantonare perfino da Casini trovandosi solo in mezzo al guado e speriamo presto all’oblio politico.

Si dice sempre che il tempo è galantuomo ed in effetti tutti i peggiori fantasmi hanno preso vita. Per alcuni il PDL è stata un’opportunità ma un partito in carne ed ossa non vi è mai stato.

Per chi come il sottoscritto vede nell’impegno politico esclusivamente la concretizzazione delle proprie idee, trovarsi a vivere in un contenitore simile è davvero frustrante oltre che svilente. Non ho ambizioni politiche che mi spingano a dover accettare qualsiasi cosa pur di andare avanti, pertanto credo sia giunto il momento di dire “basta” e scendere dal treno. 

In questi anni ho calpestato anche il buonsenso pur di chiedere alla gente di votare PDL ma chi ha l’ambizione di esser un buon motivatore (e per far politica voi mi insegnate che bisogna esser per primi dei buoni motivatori)   bisogna innanzitutto essere motivati. Non si può fingere. Ed io motivazioni non ne ho più.

C’è un passaggio del libro letto ultimamente che vorrei condividere con voi

***

È la dimensione spirituale che fonda le scelte di un uomo e di una comunità. Se c’è una cosa che mi è piaciuta nello statuto di AN è l’aver affermato nel primo articolo che c’è una visione della vita cui restare fedeli. Però siamo rimasti a un articolo di statuto, contraddetto da scelte politiche diverse. Concezione spirituale significa che c’è qualcosa che va oltre la dimensione economicistica, battersi per qualcosa per cui vale la pena vivere. Ritorna la mia affermazione precedente: con l’economia si campa, coi valori si vive. La sinistra nega la cittadinanza alla parola valore, la declama soltanto. Fa teoria della pratica e scarsa pratica della teoria: questa splendida espressione è di Giorgio Ruffolo, pronunciata nel 1983 al congresso socialista di Bari. Mi rapì.Loro partono dal capitale, dall’avere. Essere, invece, è un’altra cosa, riguarda la persona, non il mercato. Il brivido di vivere a Destra viene, quando alzi una bandiera, intoni una canzone, quando ti senti comunità. C’è in Italia oggi un partito-comunità? Cos’è lo spirito, l’appartenenza a un comune destino. Cito una canzone di un cantautore che qualche volta noi penalizziamo perché è di sinistra, Antonello Venditti. … c’è una strofa di “Grazie Roma” che dice: “dimmi cos’è che ci fa sentire uniti anche se non ci conosciamo”. Ai tempi del Msi ero segretario di una sezione siciliana e venne a trovarmi uno della sezione di Bolzano, lo abbracciai e lo portai a casa mia. L’Msi era la mia famiglia. Oggi, nel PDL, ad un iscritto dovrei chiedere, con chi stai, con quale corrente. Un passaggio triste. Sentirsi comunità vuol dire condividere passioni, gioie, dolori, vicinanza. Tutto questo è declinato. Il brivido lungo la schiena è più facile che te lo facciano sentire con una coltellata…. È quello che voglio io: una comunità che è capace di abbraccio solidale, di quel cameratismo inteso nel senso più vero del termine, senza alcuna visione redustica. È quello dei soldati che combattono fianco a fianco contro il nemico. La fine del nemico ideologico invece ha portato il nemico in casa..

***

Dov’è la destra? Dove siamo finiti? Anche quando domani Alfano guiderà questa nuova sigla noi saremo sempre guardati come diversi, qualcosa a sé.

Non mi permetto di giudicare il lavoro di chi oggi sta nel PDL, in tanti si ravvisauna sincera voglia di cambiarlo dall’interno, magari proprio con Alfano. Solo che io non ci credo più. Troppe volte le buone intenzioni sono rimaste solo bella teoria.

Siamo entrati nel PDL convinti di costruire un grande partito di massa di centrodestra…vedendo ormai i numeri penso che gli stessi elettori non ci riconoscano più e non si riconoscano più nel progetto originario.

Io ringrazio tutti voi, da Agostino Ghiglia a  Barbara Bonino, che in questi anni mi hanno dato fiducia anche immeritatamente. Ringrazio il Coordinatore cittadino Nicola Colosi che ha condiviso con me le tante tribolazioni di questo periodo e saluto tutti i componenti del circolo venariese. Ringrazio il Capogruppo in Consiglio Pino Capogna per quanto si è speso (e si sta spendendo) nel tentativo di costruire qualcosa di concreto pur nelle difficoltà del momento. Ringrazio anche gli altri consiglieri comunali a cui auguri un buon lavoro in consiglio nel rispetto degli elettori. Elettori che andrebbero ringraziati uno ad uno per i tanti voti dati ad un partito che forse ha sofferto la troppa abbondanza e con la pancia piena si è seduto.

Continuerò ad avere stima per voi, facendo il tifo affinché ognuno possa raggiungere i propri obiettivi consentendo a persone di valore di poter amministrare bene la cosa pubblica.

Ma io dentro questa contenitore non riesco più a starci.

Quando 13 anni fa entrai in AN lo feci dalla porta di servizio. Dalla guida del telefono cercai il numero di Adolfo Cavallo, lo chiamai a casa e gli chiesi un appuntamento. Da lì nacque questo amore bellissimo che mi portava a vivere ore intere in sezione, anche solo a pulire il pavimento con straccio e bastone. Lo stesso bastone che poi utilizzavo per girare la colla per  attaccare manifesti staccando quelli dei compagni o coprendo quelli concorrenti (no, non scandalizzatevi fa parte di una sana competizione politica di cui immagino tanti sentano la nostalgia, in primis i compagni!) . Che mi portava a fare volantinaggio praticamente ogni sabato  stando in mezzo alle persone e confrontandosi con loro, beccandosi insulti e spintonate oppure apprezzamenti dai cittadini.

Anni bellissimi, indelebili che mi hanno dato nulla dal punto di vista economico (non ho mai preso un euro da nessuno né mai nessuno mi ha pagato una tessera) anzi di soldi ne ho rimessi tanti ma è stato un periodo ricco dal punto di vista umano. Un’esperienza impagabile.

Un grande in bocca al lupo a tutti e scusatemi ancora per il tempo richiesto da questa lunga e tribolata lettera.

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