Thursday 23rd November 2017,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Tanta voglia di destra

Tanta voglia di destra

di Carlo Cattaneo – Era il 31 gennaio del 1992 quando Giuliano Ferrara, nel promo provocatoriamente travestito in “camicia nera”, introdusse il tema della puntata de “L’istruttoria”, trasmissione politica delle reti Mediaset (nello specifico Italia 1), antesignana degli attuali talk show.

Ricordo tra gli ospiti in studio l’allora ministro per l’immigrazione, Margherita Boniver, Giampiero Mughini e Dacia Valent (recentemente deceduta). In collegamento esterno, alcuni giovani dei movimenti antifascisti e il segretario del Msi, Gianfranco Fini. Titolo del programma “Voglia di destra”.

La stessa che s’è respirata l’altro ieri sera, a Como, per la presentazione della nuova edizione, rivista e arricchita, del libro di Alessandro Nardone “La destra che vorrei” (Youcanprint editore, € 12, pag. 145 – www.ladestrachevorrei.it) cui ha partecipato come ospite d’eccezione, Francesco Storace, autore della prefazione del saggio.

L’incontro esce immediatamente dalle canoniche e rigide consegne della vernice estetica per trasformarsi in un coinvolgente dialogo a due, una sorta di intervista-dibattito, tutt’altro che politically correct, arricchita dalla felice trovata dell’autore di anticipare l’argomento della domanda grazie a un contributo fotografico, mostrato sia all’interlocutore sia al pubblico.

È stata l’occasione per confrontarsi e riflettere sulla storia di una comunità che si sente, forse, smarrita ma non certamente perduta.

«Chi determina, oggi, la passione in un Paese triste e rassegnato? – è stato il cupo ma significativo incipit di Storace – come può rivivere un’idea? Cosa manca all’Italia? Siamo privi – incalza Storace – di tre ingredienti fondamentali: Patria, dignità e destra».

La storia missina, quella che Storace sintetizza con una giusta intuizione «militanza come approccio alla politica», si interseca con quella di Alleanza Nazionale prima e della non felicissima “fusione a freddo” con il Pdl poi.

Nardone non ha fatto sconti, e l’ospite non s’è sottratto dal rispondere, anche su argomenti molto delicati che hanno tratteggiato la storia recente di Storace. Ferite ancora non del tutto cicatrizzate ma delle quali, ha confessato il diretto interessato, «non porto alcun rancore».

Il riferimento, ovviamente, è alla vicenda del marzo 2006 denominata “Laziogate”. Sette lunghi anni di tormento giudiziario (e non solo) macchiati dall’accusa odiosa di “associazione a delinquere” conclusasi con un’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.

Peraltro le motivazioni della sentenza confermeranno che Storace, in quell’occasione, non solo non commise alcun reato, ma fu vittima dell’altrui comportamento illecito.

Non meno dolorosa fu l’accusa (agosto 2007) di “erogazione irregolare di finanziamenti” quando il politico romano ricopriva la carica di ministro della Salute.

Qui l’uomo più che il politico ha avuto uno scatto d’orgoglio: «Appena a conoscenza dell’indagine, e nonostante il parere contrario di Berlusconi – ha raccontato Storace – ho deciso di dimettermi. Chi ricopre cariche istituzionali deve restare incontaminato».  Una dichiarazione che ha strappato applausi.  Per la cronaca anche questa vicenda giudiziaria s’è conclusa con la formula “il fatto non sussiste”.

Tuttavia, il momento più malinconico è stato celebrato quando Nardone ha mostrato la foto di Sergio Ramelli. Una commozione silenziosa ha accomunato tutti. Oratori e pubblico. Gli occhi di Nardone si fanno lucidi (a Sergio è dedicato il capitolo del libro “Semplice e trasparente”) la voce di Storace più pacata e riflessiva.

«Ricordo che durante il primo consiglio dei Ministri cui partecipai mi misi a contare le sedie. Erano 27. Esattamente il numero dei nostri ragazzi assassinati durante gli anni di piombo. Il mio pensiero, quasi automaticamente, è andato al loro sacrificio. Mi piacerebbe, e lo propongo ufficialmente, che parte del patrimonio della Fondazione di Alleanza Nazionale venga utilizzato per garantire dei vitalizi alle famiglie dei caduti».

D’altra parte, se l’intenzione è quella di ricostruire un percorso identitario comune, come confermato dal direttore de “Il Giornale d’Italia, non si può cancellare la memoria. Elemento necessario a plasmare e forgiare un nuovo inizio.

Ha concluso la serata l’intervento di Massimo Corsaro ex Fratelli d’Italia (partito che ha contribuito a fondare). Si è trattata di un’analisi lucida, per nulla polemica, sullo stallo che caratterizza la destra. Si dice pronto a combattere «per quello in cui ho sempre creduto». «Offro a Storace la mia disponibilità ed esperienza per provare a costruire una nuova casa comune. Non nego, però, un certo scetticismo legato a certe ruggini, gelosie e malumori che animano il nostro mondo».

“La voglia di destra”, come ha testimoniato la sala gremita, arde ancora sotto la cenere. Potrà trasformarsi in fuoco vivo? Lo sapremo il prossimo 28 marzo alla residenza di Ripetta, dove diverse associazioni, tra cui“Giornale d’Italia” organizzeranno l’incontro “una destra per la Terza Repubblica”. Chi ci sta deve solo alzare la mano e dire “Presente”.

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