Monday 06th April 2020,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Tre parole sulla contestazione a Fini: tradimento, rispetto, moderazione

Tre parole sulla contestazione a Fini: tradimento, rispetto, moderazione

di Davide Tedeschini – Non si può rimanere in silenzio di fronte alla contestazione subita dal Presidente della Camera Gianfranco Fini all’esterno della chiesa dove si celebravano i funerali di Pino Rauti, storico fondatore del M.S.I. Ancora una volta tra le varie dichiarazioni lascia il segno per sincerità quella del segretario de La Destra Francesco Storace: “Forse era meglio se fosse rimasto a casa”, mentre i giornali non fanno che ripetersi in inutili teorie del ‘rispetto’ nei confronti della terza carica dello Stato oltre a quello del defunto, passato in secondo piano. Ora finalmente capiamo di quale ‘rispetto’ parlano Libero, Il Giornale, Il Tempo, etc… anche loro imboniti dall’avallo del ‘tradimento’, che permette di far cadere un governo perché si ‘possiedono’ 30 deputati da far spostare a piacimento da destra a sinistra, come se qualsiasi cosa permessa in Costituzione, sia anche sempre moralmente giusta e quindi, giusta al punto di  far cadere il governo Berlusconi. No, questo non è tradimento. Ma tanto: “Quelli facevano il saluto romano…” (cit.)

E prima ancora dissolvere un partito di destra, l’M.S.I. in AN, e poi in un altro partito, il PdL, in cambio di poltrone, e poi ancora, ancora il nulla. Il nulla del trasformismo, del consociativismo, dell’interesse personale, dell’assurdo. Sconfiggere un proprio collega, ridurlo a un esilio politico ingrato e poi andare ai suoi funerali. Non è tradimento se “Quelli sono solo esaltati…”(cit.).

E poi anche gestire con disinvoltura i fondi di partito, con i quali intestare case e immobili ad aziende irrintracciabili dal fisco  (offshore), usare per se’ o i propri cari i rimborsi elettorali destinati alle speranze dei militanti: anche queste cose hanno fatto ingresso in chiesa, per fortuna uscite da un ingresso laterale. E poi ci chiediamo il perché dell’astensionismo. Ma tanto chi contesta: “E’ gentaglia che ha poco a che vedere con la politica…”(cit.)

E’ questo che vuol dire moderazione? Rendersi artefici di cambi di casacca, accettare quello che da sempre è ritenuto ripugnante: rubare, tradire poi fare le vittime.  Tutto ciò non è da rispettare. E questo risentimento è stato espresso. E perché dovremmo meravigliarcene? Perché la terza se non la quarta, quinta, la seconda carica dello Stato si rendono artefici di questi comportamenti sono indenni da insulti e sputi? E ancora ci chiediamo  perché un elettore su due non andrà a votare…

Rimane solo qualcosa di perduto: oltre agli incarichi, oltre alle poltrona, oltre alla ‘carica’ c’è una ‘coscienza’ che non appartiene al mondo delle istituzioni. Qualcosa che sembra assente nelle dichiarazioni degli esponenti di Futuro e Libertà. Si nutre profonda vergogna leggendole in questi virgolettati, come se la propria ‘biografia’ non avesse più senso se non relativamente al successo politico, ottenuto poi chissà come. Se non ci fosse stato qualcuno disposto a fare un passo indietro, (come fece Pino Rauti), nessuno avrebbe potuto andare avanti: questo andrebbe ricordato a tante brave persone che prima o poi dimenticano chi li ha sostenuti,  venendo  attratti solo da quello che gli si presenta all’orizzonte, miraggi nel deserto.

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