Saturday 21st September 2019,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Che brutta Fini

Che brutta Fini

di Alessandro Nardone – Guardo quelle immagini e, inevitabilmente, penso a quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Gl’ideali, la storia e l’identità di una Comunità, il rispetto e la fiducia che nutrivamo per te, la possibilità di fare qualcosa di buono per il Paese. Hai buttato via tutto. Da militante ci ho pensato e ripensato migliaia di volte e, ancora oggi, non riesco a darmi una risposta. Perchè l’hai fatto? Perchè hai voluto non solo rovinare, ma addirittura sfregiare, quella che era la tua famiglia politica? Perchè tanta cattiveria? Perchè tanto livore? Eppure ci sei cresciuto, in quella Comunità, alla cui porta hai bussato che eri ancora un ragazzo. Sei stato accolto come si accoglie un fratello, hai vissuto gioie e dolori, ed hai perfino trovato l’amore della tua vita. Hai fatto carriera, a detta di molti immeritatamente e troppo in fretta, ma l’hai fatta, perchè un certo Giorgio Almirante aveva deciso che fosse giusto così. Già, Almirante, chissà cosa penserebbe oggi.

Proprio così, hai buttato via tutto. Cosa ti sarà mai passato per la testa? Mah. Sai qual’è la cosa che mi fa più specie? Che hai vissuto il periodo in cui essere di destra significava rischiare la pelle, che hai guardato la morte negli occhi dei ragazzi che avevano perso la vita, ammazzati come cani dalla cieca e barbara follia di cui erano armate le mani degli assassini che gridavano “uccidere un fascista non è reato”. Acca Larentia, Prima Valle, Sergio Ramelli… cazzo, tu eri lì, hai sentito l’odore del loro sangue, hai asciugato le lacrime dei loro genitori, hai temuto che il prossimo potessi essere tu. Ma come hai potuto arrivare a tanto?

Pensare che, fino ad un certo punto, sei stato ciò che Almirante aveva previsto, ovvero colui che avrebbe portato la destra al governo, modernizzandola, attualizzandola e, seguendo l’intuizione di Tatarella, hai tenuto a battesimo Alleanza Nazionale, compiendo un cammino sì doloroso, ma necessario. Se non per noi, per l’Italia.

Fino a quando, ad un certo punto, buio pesto. Leggevi i giornali, guardavi i sondaggi e t’illudevi che il tuo elevatissimo consenso personale potesse consentirti di liberarti del partito come ci si libera di una scarpa vecchia. Chissà dove pensavi di arrivare, vero? D’altra parte avevi fatto “solo” il ministro e, per un politico della tua levatura, un partito al 12% era un’onta della quale liberarsi al più presto. Così hai cominciato a demolirlo e, giorno dopo giorno, brandello dopo brandello, ci hai portati allo psicodramma. Tu parlavi, e noi nelle piazze a spiegare alla gente che intendevi dire tutt’altro. Che tristezza.

Sul resto – su cui ci sarebbe tanto da scrivere – preferisco sorvolare, perché mi hai già fatto innervosire abbastanza.

Quello che è successo oggi dovevi aspettartelo. Fossi stato lì non credo che avrei fatto parte di quelli che ti hanno contestato, per una forma di rispetto nei confronti della solennità della funzione che si stava celebrando e perchè, in fondo, avrei preferito raccogliermi per ricordare una delle figure più significative della destra italiana, anzichè dare importanza a te. Ma quella gente, quella che ti ha insultato e sputato addosso tutta la sua rabbia, la capisco. Mentirei se affermassi il contrario.

Hai buttato via tutto. Il partito, la credibilità, la carriera e, sopratutto, l’onore. E per quello non ci sono giravolte che tengano.

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3 Comments

  1. Matteo Gianola Carini 6 Novembre 2012 at 09:56

    Caro Ale,
    sottoscrivo ogni tua parola…
    Da Coservatore Liberale, di “destra” come la storia italiana impone di definirsi, orgogliosamente aggiungo…
    Gianfranco fu un’icona della modernizzazione della Destra, di coloro che credettero in un progetto di partito moderno, di identità ma volto alla costruzione di un futuro e è, oggi, il distruttore di tutto quello che poteva essere. Lo dico come uno che ci ha creduto, che ha seguito il sogno di un partito europeo, no, più corettamente, occidentale della destra, un aggregatore di ogni anima, da quella sociale a quella più libertaria… e che è stato deluso, tradito da aspettative bruciate.
    Adesso è il tempo della “traversata nel deserto”, l’ora di ricostruire un’area che necessita di rappresentanza… e siamo al lavoro!

  2. Federico Riva 6 Novembre 2012 at 11:00

    Alessandro…ti ringrazio per le belle parole che hai speso e che null’altro sono se non il risentimento (un sentimento profondo) che tutti noi militanti attivi e convinti di quel progetto, sentono avvinghiarsi nel petto………hai usato il tuo naturale e colorito senso critico nel riassumere con verità di cronaca il processo di un movimento nato e cresciuto per dare alla nazione un’anima e un cuore……..che ha sofferto la perdita di donne e uomini immolatisi in nome di un credo comune, intrinseco dei nostri valori universali……siamo stati abbandonati da chi, prescelto con lungimiranza, ci doveva guidare e al quale avevamo affidato le nostre speranze ed il nostro futuro…….ho già avuto modo di dire che non me la sento di condannare chi ha manifestato contro Fini ai funerali del compiantpo Pino Rauti, perchè anche la contestazione è la conseguenza di un sentimento e i sentimenti vanno rispettati siano essi di gioia che di rancore…..oggi ancor più di ieri mi meraviglia come Fini non possa capire che il suo momento è finito perchè quando il popolo, lo stesso che ti ha acclamato, ora ti contesta, vuol dire, senza ombra di dubbio che il tuo mandato è giunto al termine….la dignità, l’onesta, la coerenza di un vero uomo di destra non ha alternative di fronte a fatti di questo genere se non l’ammissione del proprio fallimento ed il conseguente ritiro dalle scene e dalle ribalte (a cui si è fin troppo abituato “il presidente”…) non prima però di avere chiesto scusa con dovuta umiltà……. ha ragione Matteo Gianola Carini quando dice “Adesso è il tempo della “traversata nel deserto”, l’ora di ricostruire un’area che necessita di rappresentanza” …. anche se dal mio punto di vista necessita un vero e proprio azzeramento e la costruzione di un nuovo modello politico mettendo così in cascina la vetusta pratica della “ricostruzione”….
    Un abbraccio
    Federico Riva

  3. raffaele 6 Novembre 2012 at 11:54

    ma possibile che non capiate che fu proprio AN la consacrazione dle suo tradimento??? tutto quello che venne dopo fu solo la logica conseguenza di Fiuggi. Confrontate lo Statuto, antifascista, di An con quello dell’MSI e smetterete di stupirvi. magari inizierete a fare autocritica. Si può essere liberali ma l’MSI era anti liberale e anti comunista. Se poi si diventa liberali ed antifascisti il resto viene da sè. La scelta di Rauti fu quella giusta, anche se non arrivarono i consensi e le poltrone, rimasero la coerenza, la pulizia e la progettualità.

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