Monday 19th October 2020,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Riduzione del debito: lezione degli Usa al resto del Mondo (Europa compresa)

Riduzione del debito: lezione degli Usa al resto del Mondo (Europa compresa)

di Alessandro Nardone – Gli Stati Uniti riducono il debito totale (somma di debito pubblico e privato), la zona Euro no. Vi siete mai chiesti il perché? Dopo la crisi del 2008, il debito è aumentato dovunque: nel Regno Unito ed in Giappone, ad esempio, è passato dal 430% ad oltre il 510% del Pil. Da noi, nella zona Euro, il debito si attesta attorno al 300%, ma ciò non significa che vada meglio, perché negli ultimi anni la crescita di tale percentuale è stata, ahinoi, costante ed inarrestabile.

Negli Usa, invece, si è passati dal 320% del 2009 al 270% di oggi. Una riduzione di ben cinquanta punti. Non ci vuole certo un economista per comprendere che si tratti di un effetto figlio essenzialmente di due cause: politiche più espansive e, quindi, improntate ad affrontare la crisi favorendo la ripresa dell’economia, anziché deprimerla ulteriormente; e le politiche monetarie di “Quantitative Easing”, ovvero una massiccia iniezione di liquidità capace di deprimere alla fonte ogni aspettativa deflazionistica.

In questo modo, gli Stati Uniti hanno impedito un eccessivo aumento del tasso di risparmio – che avrebbe indebolito il Pil – ed evitato l’aumento del debito. Prendiamo il Giappone, che in questi anni ha sì adottato politiche fiscali relativamente espansive, ma senza affiancarle a politiche monetarie meno restrittive. Risultato:la Bank of Japan ha deciso di seguire l’esempio a stelle e strisce, aumentando massicciamente la liquidità in circolazione ché, poi, è quello che finirà col fare anchela Bank of England.

Purtroppo per noi e per le nostre tasche, la Bce si ostina a mantenere una politica monetaria ottusamente restrittiva, ma la speranza è che, preso atto della recessione e considerati i focolai di Cipro e Grecia, si veda costretta a ridurre ulteriormente i tassi o ad aumentare la liquidità in circolazione (o, magari, a fare entrambe le cose).

Insomma, senza la riduzione del debito in rapporto al Pil, la politica monetaria non potrà essere normalizzata. Con ogni probabilità, gli States cominceranno a farlo soltanto dal 2014 in poi, e assai gradualmente. Ma saranno comunque i primi.

Per questo il dollaro continuerà ad apprezzarsi, perché i mercati sono perfettamente consapevoli del fatto che, a differenza dell’Europa, gli Sati Uniti hanno ben presente quanto sia importante investire sulla crescita, anziché puntare su politiche oppressive.

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