Wednesday 21st August 2019,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Renzi ha già vinto: lui sta alla rottamazione come Bossi sta al federalismo

Renzi ha già vinto: lui sta alla rottamazione come Bossi sta al federalismo

di Alessandro Nardone – Ieri abbiamo dedicato ampio risalto a Matteo Renzi ed alla sua corsa alle primarie del Partito Democratico anche, lo ammetto, per provocare la reazione di qualche duro e puro che si facesse avanti per ricordarci che noi siamo di destra e quello lì, il Renzi, di sinistra. Niente da fare. I commenti, tutti positivi, sono la cartina di tornasole a dimostrazione del fatto che il Sindaco di Firenze abbia imboccato la strada giusta e che, come egli stesso auspicava, riuscirà nell’impresa di portare dalla sua parte un numero cospicuo di persone che di sinistra non sono mai state. Bel colpo, non c’è che dire. Certo,  una grande mano gliela sta dando il Pdl ma, come si dice, la fortuna aiuta gli audaci. E lui lo è, infatti si trova nel posto giusto al momento giusto. Attenzione, il sentiero che porta alla vittoria delle primarie è ancora tortuoso e irto di ostacoli che, non ho dubbi, la nomenklatura piddina d’antan disseminerà fino all’ultimo minuto disponibile, ma una cosa è certa: Renzi ha già vinto, indipendentemente dal risultato finale.

Il perchè è presto detto, e risiede nel fatto di aver avuto la capacità – oltre che il coraggio – di sdoganare l’argomento, fino a poco tempo fa tabu, del ricambio generazionale. Per intenderci, potremmo dire che Renzi sta alla rottamazione come Bossi sta al federalismo. Infatti, allo stesso modo in cui tutti (o quasi), negli anni scorsi, sono diventati federalisti così, oggi, non c’è politico che non parli di ricambio generazionale: tutti rottamatori insomma, compreso il settanteseienne Silvio Berlusconi.

Risultato di tutto questo? Grazie alla campagna pro-rottamazione di Renzi ed al crescente sentimento di avversità a questa classe politica, media ed opinion leaders parlano, finalmente senza peli sulla lingua, degli anni di anzianità dei nostri parlamentari, mettendoci di fronte a realtà sconcertanti come quella, tanto per fare un esempio, di Beppe Pisanu, che siede in Parlamento dal 1972. Tra i vari commenti di oggi, quello che rende meglio l’idea è di Francesco Storace che, dalle colonne del suo Giornale d’Italia, rivolgendosi ai dinosauri di stanza in Parlamento, scrive: “ma ci volete morire lì dentro o accettate di fare politica anche ai domiciliari?”.

Non è un caso se Walter Veltroni, Livia Turco, Giovanna Melandri e financo Massimo D’Alema abbiano preso atto della situazione annunciando la loro “non ricandidatura” e che, a destra, volenti o nolenti, saranno obbligati a fare lo stesso, se vorranno almeno limitare i danni.

Insomma, comunque vada, al prossimo giro molti protagonisti di questa sciagurata seconda repubblica saranno costretti a rimanersene a casa; ovvio, saremmo degli stolti se pensassimo che si tratti di una panacea per tutti i mali dell’Italia, ma è pur sempre un ottimo motivo per essere grati al signor Matteo Renzi.

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