Thursday 23rd November 2017,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Il Destro intervista Rocky Balboa: “Soldi e successo valgono zero, senza l’amore”

Il Destro intervista Rocky Balboa: “Soldi e successo valgono zero, senza l’amore”

di Alessandro Nardone – Chi mi conosce sa perfettamente che Rocky è, per me, un vero e proprio mito. Per diversi motivi che, poi, sono gli stessi che gli hanno consentito di diventare una vera e propria icona del nostro tempo. Come avrete modo leggere nell’intervista, il motivo principale è il suo approccio alla vita, che si può tranquillamente sintetizzare in quel “non mollare mai” che è, per noi di destra, un vero e proprio mantra. Buona lettura.

Non mi vergogno ad ammettere che il cuore mi batte a mille, ed ho uno strettissimo nodo in gola. Non per un appuntamento con la ragazza dei miei sogni, ma perché mi trovo a Philadelfia e sto facendo gli ultimi passi verso “Adriana’s”, il ristorante di Rocky Balboa, lo Stallone Italiano, con cui ho appuntamento per quest’intervista. Dopo aver dato un’occhiata all’orologio mi accorgo di essere in anticipo di oltre mezz’ora, allora decido di fermarmi un attimo per schiarire le idee, che erano totalmente offuscate… sì insomma, da li a poco mi sarei trovato di fronte il mito in persona ed avevo paura di bloccarmi e di non riuscire a pronunciare nemmeno una parola! “Ehi, serve aiuto?” Mi sentii dare un buffetto sulla spalla e, terrorizzato, mi girai di scatto, non potevo crederci era lui, Rocky, ed era proprio di fronte a me, che mi guardava accennando uno dei suoi inconfondibili sorrisi. “Tu devi essere Alessandro, vero?”. Come immaginavo l’emozione quasi m’impediva di parlare ma, dopo qualche secondo, mi feci forza e gli risposi: “Ehm, sì sì, sono io…”. A quel punto Rocky si sciolse in una risata e mi appoggiò una mano sulla spalla: “Tranquillo, tranquillo, non voglio prenderti a pugni… ah ah ah! Adesso però andiamo dentro, così ci mangiamo qualcosa e facciamo la nostra chiacchierata… ah, qui abbiamo la cucina italiana migliore di tutta Philadelfia, lo sai?”.

Una volta entrati cominciai a osservare le foto ed i trofei che riempivano le pareti del ristorante, era uno spettacolo unico, che riuscì ad emozionarmi ulteriormente. In quegli istanti mi sentivo intorpidito, non riuscivo ancora a realizzare il fatto di trovarmi insieme a Rocky, che era in una forma stupefacente. Senta signor Balboa, mi spiega come fa a tenersi così in forma? “Beh, è facile, ho un sistema tutto mio: mi diverto a prendere a cazzotti tutti i ragazzi che, invece di chiamarmi Rocky, mi chiamano signor Balboa, ecco come faccio!”. Dopo un attimo di smarrimento scoppiai a ridere, smaltendo gran parte della tensione che avevo accumulato nelle giornate che avevano preceduto l’intervista, grazie alla spontaneità di Rocky cominciavo a sentirmi a mio agio, così mi versai un bicchiere d’acqua e mi schiarii la voce. “Sai Alessandro, sono proprio curioso di sapere perché hai fatto tutta questa strada per intervistare me, sì insomma, ormai comincio ad essere… come si dice… un po’ datato…”, disse con un tono di voce quasi paterno ma, stranamente, lo interruppi, non facendogli nemmeno finire la frase e cominciando, forse involontariamente, l’intervista.

Datato? Rocky, ma tu sei un mito, anzi, che dico, sei il mito! Intere generazioni, in tutto il mondo, sono innamorate della tua storia e, soprattutto, di te e dei valori che rappresenti.

No no, non esagerare, io non sono un mito, sono solo una persona normale, proprio come te, come tuo padre o… tuo fratello, con i miei pregi e i miei difetti. Certo, la boxe mi ha dato una grande opportunità, quella di poter dimostrare che anch’io avevo qualcosa da dare, che non ero solo un… “bullo di periferia”, come pensavano in tanti…

Beh, stavolta la battuta la faccio io: hai tappato la bocca a molti e non solo sul ring!

Ah ah, buona questa! Hai ragione, e posso garantirti che nella vita di un uomo questa è una delle soddisfazioni maggiori, dico sul serio. Certo, poi contano tantissimo anche le vittorie sul ring, ma sono solo una conseguenza delle vittorie che riusciamo a sudarci nella vita. Perché il successo va e viene, ma se ti comporti bene e riesci a dare sempre l’esempio, ad essere sempre te stesso, la gente continuerà a volerti bene anche quando i riflettori si saranno spenti, mentre se ti comporti male…

La gente si dimenticherà subito di te.

Esatto, proprio così! E lo sai perché? Perché potrai anche aver ottenuto qualche successo, ma se in quello che fai non ci metti davvero il cuore, la gente prima o poi se ne accorge, e tu non gli avrai lasciato nessuna traccia di te, mi spiego?

Benissimo Rocky, hai centrato in pieno il motivo per cui la gente ti ama così tanto: perché, oltre ad essere un grandissimo campione, hai un gran cuore, dote assai rara al giorno d’oggi. Insomma, tu hai dimostrato a tutto il mondo che ognuno di noi, se ci mette il cuore, ha la possibilità di raggiungere grandi traguardi, di realizzare un sogno. Dove trovi tutta questa forza?

Dove la trovo? Nell’affetto della gente e in quello della mia famiglia, di mio figlio e di Adriana, anche se purtroppo non è più tra noi. Ma per me è come se lo fosse: pensa che tutte le mattine cerco d’inventare una delle mie barzellette sceme, perché so che ascoltandole, anche da lassù, si fa delle grandi risate. Vedi, per me l’affetto è energia, ed io riesco a convogliarla nei miei pugni, nella boxe come tu, sicuramente, farai scrivendo un articolo per il tuo giornale. Se non avessi dei buoni amici ed una famiglia a cui voler bene cosa ti spingerebbe ad andare avanti? Sicuramente non i soldi, e nemmeno il successo. Soldi e successo valgono zero senza l’amore.

Mentre prendo appunti entra un tizio che, dopo essersi versato un bicchiere di whiskey, si siede al tavolo con noi, guardandomi con aria schifata. “E questo chi è? Non sarà mica dell’ufficio delle tasse?”, domandò a Rocky. “Ma no Paulie, è un amico venuto dall’Italia per intervistarmi, non fare il maleducato e fagli fare il suo lavoro in pace!”. A quel punto Paulie si alzò, andando a sedersi davanti alla televisione, che dava una trasmissione sportiva. “Lui è Paulie, mio cognato, scusalo, ha un caratteraccio ma non è cattivo…”.

Figurati! Senti Rocky, stavamo parlando dell’amore e del fatto che valga di più rispetto alle cose materiali, che idea ti sei fatto della società in cui viviamo? Sì, insomma, al giorno d’oggi pare che conti molto di più apparire ed avere un conto in banca sostanzioso piuttosto che avere qualcosa da dire.

Se devo essere sincero non mi piace per niente. Accendi la televisione e vedi che trasmette modelli vuoti, senza alcun significato e il dramma è che molti giovani non lo capiscono, e pensano che se non hai una bella macchina o un paio di scarpe firmate non vali niente. Beh, non è vero! Io non ho studiato, però ho imparato che la vita è molto di più e come tale deve essere vissuta, fregandosene dei soldi e delle belle macchine. Quelle, eventualmente, saranno la conseguenza del nostro lavoro, ma non possono essere l’obbiettivo.

Sono perfettamente d’accordo. Senti, adesso voglio passare a quella che avevo pensato come la parte iniziale della nostra intervista, i tuoi successi sul ring, la tua carriera di pugile. In Italia sei considerato una vera e propria bandiera, non solo per le tue origini, ma anche per il tuo soprannome di cui siamo orgogliosissimi: lo Stallone Italiano, come l’hai inventato?

Anch’io sono orgoglioso delle mie origini italiane! Il soprannome l’ho inventato io, ormai oltre trent’anni fa, ero a casa e stavo cenando, quando mi venne in mente e pensai subito che fosse carino…

Carino? Ormai è un’icona! So che i successi sono tutti belli e indimenticabili, però ognuno di noi vive dei momenti che riescono a distinguersi rispetto agli altri, a quale delle tue vittorie sei più affezionato?

Magari ti deluderò, ma sono particolarmente affezionato ad una sconfitta, al mio primo incontro con Apollo Creed, sì perché, come ti dicevo prima, fu proprio quella la notte in cui riuscii a dimostrare, soprattutto a me stesso, che nella vita potevo fare qualcosa. Infatti non finirò mai di ringraziare Apollo per avermi dato la possibilità di salire sul ring insieme a lui, che era e rimarrà sempre il più grande di tutti.

Tu ed Apollo siete poi diventati grandi amici, e lo hai ricordato combattendo il match del secolo contro un Ivan Drago che sembrava imbattibile…

Già, purtroppo quella vittoria non lo riportò in vita, ma servì per mantenere vivo il suo ricordo, per dimostrare al mondo intero che non morì invano, perché era un combattente vero, e lo fu fino alla fine.

Rocky, stiamo parlando da oltre un’ora e, fosse per me, andrei avanti all’infinito, ma non voglio annoiarti, quindi ti farò la fatidica ultima domanda: se dovessi mandare un messaggio agli italiani, cosa ti sentiresti di dirgli?

Che siete un gran popolo, di cui sono orgoglioso di far parte, anche se sono nato negli USA. Dovete essere orgogliosi della vostra Patria, una terra che tutto il mondo v’invidia e per questo dovete sforzarvi di essere positivi, anche in un momento di crisi economica come questo che, sono sicuro, supererete brillantemente. Poi vorrei spendere una parola anche per tutte le persone che hanno perso la casa per via del terremoto, ho visto le immagini in televisione e mi hanno profondamente colpito, beh, a tutta quella gente va il mio affetto, sono sicuro che si rialzeranno.

D’altronde tu sei un esempio per tutti loro, nella vita ti sei rialzato un sacco di volte…

E, finché Dio mi darà la forza, continuerò a rialzarmi… non ho ancora sentito la campana!

Nemmeno noi. Grazie di esistere, caro Rocky.

 

Brano tratto dal libro LA DESTRA CHE VORREI, di Alessandro Nardone

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