Saturday 21st September 2019,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Giorgio Almirante, il primo rottamatore

Giorgio Almirante, il primo rottamatore

di Alessandro Nardone – Immagino che molti storceranno il naso, eppure sarà bene che se ne facciano una ragione, perché è esattamente così:in Italia, l’archetipo del rottamatore, non è Matteo Renzi, ma Giorgio Almirante. Ci riflettevo l’altro giorno, mentre scrivevo un pezzo in merito alla costruzione di una destra nuova, ed all’esigenza di ricambio generazionale che dovrebbe derivarne. Uso il condizionale perché risulta evidente che non tutti siano di questo avviso, percependo la domanda di cambiamento come un tentativo di fare piazza pulita di ciò che è stato in ragione di una presunta epidemia di arrivismo compulsivo, per la serie “fatece largo che passamo noi”. A sconfessare questa tesi, però, c’è un fatto oggettivo ed inoppugnabile, ovvero la mancanza dell’oggetto del contendere, dei posti, delle poltrone.

Perché, se qualcuno non se ne fosse ancora reso conto, a destra, da occupare, non c’è rimasto nemmeno uno sgabello ma, semmai, solo pale e picconi, con le quali cominciare a sgombrare il campo dalle macerie, per poi partire con la ricostruzione. Ovvio che nessuno di noi sia presuntuoso a tal punto da pensare di potersi arrogare il diritto di escludere chicchessia, altrettanto palese, però, il principio per il quale riteniamo che un ciclo si sia concluso e che, piuttosto, i dirigenti uscenti dovrebbero passare dal campo alla panchina ed intraprendere la carriera di allenatori, al fine di accompagnare il nuovo corso.

E qui torniamo all’Amirante rottamatore. Già, perché la generazione di politici ai quali mi riferivo poc’anzi, sul finire degli anni ottanta, ha vissuto sulla sua pelle la rottamazione di quello che, ormai, era ritenuto un vecchio modo di fare politica, in ragione di un leader e di una classe dirigente nuovi di zecca contro cui, all’inizio, si scagliarono gran parte dei vecchi notabili. Beh, si da il caso che quel partito fosse il Movimento Sociale Italiano, e che il leader che tanto fortemente volle quella rottamazione fu proprio Giorgio Almirante, che la mise in atto non curandosi dei mal di pancia (eufemismo) del suo vecchio apparato.

Il risultato fu che, per la sua successione, decise di aprire un nuovo corso per la destra italiana scommettendo su un segretario di appena trentacinque anni, che rispondeva al nome di Gianfranco Fini. Insieme a lui, trovò spazio una nuova generazione di dirigenti, i cosiddetti “ragazzi di via Milano”, ovvero quelli ritratti nella famosa foto della squadra di calcio della redazione del Secolo d’Italia: Storace, Buontempo, Gasparri, Moffa, Malgieri, Menia,La Russa, Urso ed Alemanno (gli ultimi quattro non presenti nella foto, ndr) ché, negli anni successivi, con il contributo decisivo di Pinuccio Tatarella, diedero vita alla svolta di Fiuggi ed alla nascita di Alleanza Nazionale.

Le divisioni, gli strappi, le scelte politiche sbagliate ed i conseguenti rancori, sono storia recente, su cui non è mia intenzione tornare. Fatto sta che, quella compiuta da Almirante, fu una scelta innovativa, se vogliamo visionaria, certamente capace di anticipare i tempi, grazie alla quale la destra italiana riuscì a spogliarsi dei nostalgismi guadagnandosi, così, i galloni di forza di governo.

Ora, per tornare ai giorni nostri, ritengo sia opportuno ribadire il concetto che qui nessuno voglia far fuori nessuno, allo stesso modo, però, non accettiamo nemmeno la tesi secondo cui l’attuale disfatta della destra sia da addebitare esclusivamente ad altri. Se oggi la nostra area politica attraversa il punto più basso della sua storia, qualche motivo ci sarà pure, o no?   

Sarebbe bene, quindi, se effettivamente gli ex Colonnelli hanno in animo di ricostruire, che comincino a mettersi d’accordo in merito al cospicuo patrimonio della Fondazione Alleanza Nazionale, magari utilizzando i numerosissimi beni immobili in suo possesso per aprire una sede della costituente di destra in ogni città d’Italia, e spendendo i tanti quattrini per organizzare incontri, dibattiti e, soprattutto, momenti di formazione dedicati alle ragazze ed ai ragazzi che si riconoscono nelle nostre idee ma che, oggi, sono privi di punti di riferimento.

Se a questo unissimo il supporto di due quotidiani d’opinione come Il Secolo ed Il Giornale d’Italia, quello dei tanti think tank d’area, il coinvolgimento degli amministratori locali e dei rappresentanti delle categorie economiche e sociali, ed un sistema attraverso il quale il nuovo corso della destra possa effettivamente autodeterminarsi dal basso, anziché essere imposto dall’alto, beh, potremmo dire di essere già a buon punto.

L’impegno, l’entusiasmo, la passione, ed in certi casi la sfrontatezza delle nuove generazioni non siano vissute, quindi, come un problema ma, al contrario, vengano valorizzate perché, molto probabilmente, sono la soluzione.

Non c’è bisogno di guardare altrove, l’esempio – e che esempio –  ce l’abbiamo in casa, seguiamolo tutti insieme perché, come insegna Almirante, è meglio scommettere su un futuro incerto ma potenzialmente vincente, che intestardirsi nella conservazione di un presente senza prospettive.

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