Thursday 09th December 2021,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Berlusconi non si ricandida, ora si faccia da parte anche l’intera classe dirigente del Pdl

Berlusconi non si ricandida, ora si faccia da parte anche l’intera classe dirigente del Pdl

di Alessandro Nardone – “Non ripresenterò la mia candidatura a premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un pò di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività”. Queste le parole con cui Silvio Berlusconi ha affidato al Foglio di Giuliano Ferrara l’ennesimo capitolo di un tira e molla che, a conti fatti, si protrae da un anno e più.

Un andirivieni, il suo, che, insieme agl’innumerevoli scandali degli ultimi anni, ha dato vita ad un virus letale capace d’infettare irrimediabilmente il Popolo della Libertà, riducendolo allo stato di malattia terminale. 

Ormai, per come la vedo io, per il Pdl è troppo tardi. Il ferro andava battuto fin tanto che era caldo ed in politica, si sà, i tempi contano eccome.  Affermo questo perchè, con le sue indecisioni, il Cavaliere ha letteralmente sfibrato l’intero stato maggiore del suo partito – Alfano in testa – costringendo i colonnelli a plateali dietro front che, al cospetto dell’opinione pubblica, hanno avuto il potere di mettere a nudo una pressochè totale subalternità al loro leader. Devastante.

Un tempo, in politica, vigeva una regola sacrosanta: i panni sporchi si lavano in casa. Tradotto dal gergo politichese d’antan significa che, all’interno di un partito, ci si puo’ anche scannare ma poi, all’esterno, si deve sempre essere uniti. Oggi, invece, i maggiori interpreti della compagine berlusconiana  non si limitano ad un’impudica esibizione dei propri panni sporchi ma, evidentemente non soddisfatti, fanno a gara a chi, gli stracci, li fa volare più in alto.

Questo avviene anche e sopratutto perchè il Pdl ha deciso di non dotarsi di alcuna gerarchia interna minimamente credibile, dimostrando di non essere in possesso della capacità e del coraggio necessari per governare il processo evolutivo che avrebbe dovuto portare il partito di plastica a schiudersi sancendo, così, la nascita di un partito in carne ed ossa.

Alcuni mesi fa decisi – per i motivi ormai noti – di lasciare il Pdl e di compiere una scelta (La Destra di Francesco Storace) che andasse nella prospettiva della (ri)costruzione di una destra capace di affondare le proprie radici nei valori, e non nel torbido acquitrino in cui mancanza d’identità e malaffare si sono pericolosamente mischiati.

Sia chiaro, non intendo rinnegare un solo istante della mia esperienza nel Popolo della Libertà, perchè sarebbe ipocrita, oltre che irriguardoso nei confronti dei tanti amici che ancora militano in quel partito. Detto questo, però, rivendico con forza – ed anche con una punta d’orgoglio – le posizioni scomode che ebbi il coraggio di prendere mentre tutti (o quasi) tacevano, non perchè non le condividessero, ma per paura di perdere il loro posticino al sole.

Infatti, non è un caso se, dieci mesi fa, pubblicai un libro il cui sottotitolo evoca “la rottamazione del Pdl e la fine del berlusconismo”. Ebbene, oggi possiamo affermare con certezza che comunque vada, la stagione del berlusconismo (il finismo non lo considero nemmeno più) sia giunta al capolinea, ed al contempo è giusto dare comunque atto a Berlusconi di aver avuto l’intelligenza di tirare i remi in barca, anzichè apprestarsi a vivere un’uscita di scena assai più indecorosa di questa.

Ora c’è da sperare che l’arrugginita classe dirigente pidiellina dimostri di avere la medesima intelligenza del proprio leader e che decida, quindi, di farsi da parte in blocco, anzichè mettersi in fila nel tentativo di riaccreditarsi come  “il nuovo centrodestra”. Escano dalla contesa, e dimostrino di tenere davvero alla nascita di un nuovo soggetto in grado di rappresentare tutti gl’italiani che non si riconoscono nella sinistra, dando il loro contributo dall’esterno, che è sempre meglio che farsi rottamare dalla gente. Silvio l’ha capito, la speranza è che c’arrivino anche loro ma, su questo, nutro forti dubbi.

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