Thursday 03rd December 2020,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Sembra più un “colpo di fulmine” che un “Ritorno a Itaca”

Sembra più un “colpo di fulmine” che un “Ritorno a Itaca”

di Davide Tedeschini – Avevo letto il documento di Marcello Veneziani e del suo amico, pubblicato sul quotidiano ‘Libero’, e anche a sprazzi su ‘Il Giornale’, dove Veneziani cura l’articolo di fondo. Mi sembrava che toccasse tutti gli aspetti di un manifesto costituente e che fosse scritto anche molto bene. Però col passare del tempo un paragrafo mi è rimasto poco chiaro ma pensavo appunto che col tempo non ci avrei più fatto caso, dicono che ‘il tempo è galantuomo’. E invece è stato vero che ‘il tempo scopre ogni cosa’: rileggendo quelle righe a distanza  ormai di qualche mese, sono arrivato a considerarle obsolete. “Proprio perché siamo realisti non proponiamo di far nascere dal nulla un nuovo soggetto, ma di dar luogo a un incontro per rimettere insieme – in un movimento, in una fondazione, e poi eventualmente in un soggetto politico – le realtà esistenti, ovvero tutti coloro che provengono da destra o che non disdegnano di definirsi tali: dalla componente di Alleanza nazionale rimasta nel Pdl (ora in via di ritorno a Forza Italia) a la Destra guidata da Storace, dai componenti di Futuro e Libertà a tutta la galassia di circoli sparsi, movimenti e gruppi non allineati, associazioni e singoli che non intendono restare prigionieri del passato o di settari estremismi”.  Ritorno a Itaca come metafora di ritorno a casa di soggetti già in originariamente di destra.
In effetti è da giorni che discuto su Twitter, o meglio altri discutono con me (forse solo per spirito di contraddizione) sulla collocazione politica di un partito di destra e de La Destra. Il problema potrebbe anche essere rappresentato dal fatto che la mia prima e vera esperienza politica è stata fatta in Forza Italia, tanto che ormai convintamente ne La Destra, qualcuno mi sconsiglia di farlo sapere. Ecco, più vado avanti e più mi rendo conto che tra le critiche fatte a Veneziani, manca quella contro una sorta di ‘predeterminismo’ della posizione di tutta la destra che era l’anima del manifesto: il ritorno a ‘casa’, ossia il ritorno a un partito simile all’ l’M.S.I. degli anni 80, come sembra di capire.
La critica che voglio fare è un classico della politica e della vita: il sentimento di nostalgia non è amore. Non si ritorna con una donna solo perché si ha la sua mancanza o perché ci si sente soli ma perché si ama profondamente, e l’amore non è frutto di calcolo. Quindi l’amore non è solo qualcosa che spinge al ritorno ma anche a qualcosa di mai provato prima, che annebbia i sensi. Ecco perché anche se è giusto pensare alla ricomposizione di una galassia di exAN, tutti gli ex appartenenti della Casa delle Libertà possono aver maturato simpatia per una area più radicale di quella in cui si è consumata la passata esperienza politica, ormai fallita.  Per non parlare poi delle direzioni prese da quelle realtà descritte nel manifesto, spesso e volentieri passate col Movimento 5 stelle di Grillo o verso nuove e strane strade, come le liste civiche: di fronte al ‘tradimento degli elettori’, il governo ‘Monti’ è stato come una sorta di ‘tana libera tutti’ che ha sfiduciato profondamente chi attaccava manifesti e presidiava gazebi, orgogliosi e fedeli militanti, traditi in fondo al cuore (anche sedi e gazebi di Forza Italia sono stati date alle fiamme in campagna elettorale). Quindi intenzioni, sentimenti e provenienze non sono ben chiari come coordinate dell’isola a cui far ritorno.
I fatti ci dicono che a distanza di 4 mesi da quella teoria cresce costantemente nei sondaggi solo La Destra di Francesco Storace, a dimostrazione che è l’unica destra di cui si parlava in quel manifesto, altre non ve ne sono; è anche l’unico partito tra quelle realtà descritte ad avere un programma (Il manuale della Sovranità) un megafono (Il Giornale d’Italia)  ed esponenti che hanno avuto esperienze amministrative (Storace, governatore del Lazio) che la rendono anche forza di governo e che non rinnega la propria storia e quella del Paese. Il resto è confusione da cui non c’è ritorno. Andrebbe quindi alimentato il vento che vuole La Destra più grande, più bella, più forte e chiama ‘tutti’ gli italiani, o come minimo quelli che sono rimasti delusi dello sfascio del PdL, del centrodestra, della forza di governo (chiamatela come vi pare) a cui manca il ‘padre’, non solo la ‘casa’ (Itaca).
E poi dovrebbero sentire la mancanza anche di altri argomenti di destra, merito del leader di governo uscente: il decisionismo, il rifiuto dell’assemblearismo partitico, il carisma, il nazionalismo, il rispetto per la figura storica di Mussolini (che altri invece hanno deriso), guardare alla ‘pancia del Paese’, la solerzia nell’affrontare problemi decennali, fare riforme senza danneggiare lo stato sociale, saper comunicare, non alzare le tasse, ridare smalto all’Italia in Europa e nel mondo.  Sono alcuni tra i ‘postulati’ presenti nella stessa galassia in cui c’è anche l’antiberlusconismo e l’antifascismo di FLI. Ora non potersi definire fascisti per legge è giusto ed è un dovere costituzionale, ma considerarsi ‘antifascisti’ e fare di ciò una militanza attiva, porta a collocarsi nel centro e nel centrosinistra e a condividerne le idee politiche. Dico questo a pochi giorni dal funerale di Pino Rauti, in cui i contestatori di Fini sono stati apostrofati pesantemente dai rappresentanti di Fli. La contestazione è stata compresa (almeno in parte) da esponenti provenienti dal centrodestra che evidentemente hanno rispetto dei sentimenti di ‘destra’ (e quindi de La Destra) e anche rispetto della coerenza della propria storia politica, messa in crisi da comportamenti non proprio ortodossi dei vecchi leader, che forse hanno confuso moderazione con immoralità. Sarebbe inutile, oltre che  sbagliato, pensare che tutto ciò è relativo. Quindi a distanza di mesi appare arcaica la teoria di quel manifesto, con lo sguardo rivolto a una destra omogenea seppur nella varietà delle componenti da ‘rimettere insieme’ come i cocci di un vaso rotto; paradossalmente è più realistico pensare a qualcosa di più difficile: un radicale ripensamento della propria ‘vita’ politica, un ‘risveglio’ di coerenza e moralità,  un colpo di fulmine per l’onestà de La Destra (e per Storace) da parte di tutti gli elettori che fino a ieri hanno votato Berlusconi.

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