Monday 06th April 2020,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Ora crediamoci. Lettera aperta a Francesco Storace

Ora crediamoci. Lettera aperta a Francesco Storace

di Alessandro Nardone – Caro Segretario, l’ultima “lettera aperta” la scrissi a Gianfranco Fini. Era l’agosto di tre anni fa, e l’ex capo di Alleanza Nazionale era in piena bufera per la miserabile vicenda della “casa di Montecarlo” ed aveva da poco consumato il suo ennesimo strappo, rendendosi protagonista – con la sua scissione dal Pdl – di un vero e proprio ribaltone che, di lì a qualche mese, avrebbe poi portato la vastissima maggioranza di centrodestra a sfaldarsi stendendo, così, il tappeto rosso allo sciagurato avvento del governo tecnico targato Mario Monti, i cui risultati sono sotto gli occhi e, soprattutto, sulle spalle di tutti gl’italiani.

Come se non bastasse, a furia di strappare, il prode Gianfranco è riuscito nell’impresa di spezzare la pur esile corda che teneva ancora unite diverse anime (non tutte) della destra italiana, rendendole orfane di quella casa comune che, per oltre un decennio, era stata Alleanza Nazionale. Tutto questo per cosa? Farsi prendere per i fondelli dalla sinistra e fondare un partitino che, a malapena, è in grado di racimolare l’uno per cento dei consensi. Un autentico capolavoro politico, non c’è che dire.

Quelle mie righe trasudavano di tutta la rabbia, l’incazzatura e la delusione di chi si sentiva tradito, scippato di un sogno al quale aveva dedicato la sua gioventù preferendo, molto spesso, ciclostile e secchi di colla a discoteche e fidanzate.

Oggi, invece, caro Segretario, il mio stato d’animo è diametralmente opposto a quello di allora. È per questo che scrivo a te.

Confesso che c’ho riflettuto per giorni, che ho ponderato, perché avevo bisogno del tempo necessario per elaborare in me stesso parole giuste ed adeguate al sogno che stai realizzando. Sì, perché se allora, per colpa di Gianfranco Fini, avevo perso la speranza di poter essere di nuovo parte di una destra autentica oggi, grazie a te ed alla splendida Comunità deLa Destra, posso dire di averla finalmente ritrovata.   

Certo, ammetto che in principio è stata dura superare lo scoglio del distacco da un gruppo di amici con cui avevo condiviso un cammino lunghissimo ma, grazie a te ed alle splendide persone che ho trovato sul mio cammino, ho subito capito che non avrei potuto compiere scelta migliore.

Avevo fame, caro Segretario, fame di poter finalmente tornare a parlare dei miei valori senza essere additato come un eretico; fame di tornare nelle piazze e nelle sezioni insieme a uomini e donne che non sono in competizione tra loro ma che, al contrario, uniscono le loro forze per combattere quella buona battaglia che altri hanno abbandonato; fame di avere un leader nel quale riconoscermi e, cosa ancor più importante, in cui credere. Già, credere.

Non è certo un mistero che gli avvenimenti di cui ti parlavo all’inizio, insieme a molti atteggiamenti di Berlusconi ed allo sfaldamento del Pdl, avevano fatto di me un disilluso. Per capirci, un po’ la stessa cosa che accade a chi vive una delusione d’amore dietro l’altra e si convince che l’anima gemella non esista salvo poi, un giorno come tanti, trovarsela di fronte all’improvviso. Tutto cambia, il meccanismo si mette in moto, ed i tuoi occhi ritrovano quella luce che pareva ormai perduta.  

Goethe diceva che “non è forte chi non cade mai, ma colui che cadendo ha la forza di rialzarsi”. Personalmente, ho capito quanto sia vero vivendolo sulla mia pelle e ti dico che, a parte le tue capacità politiche, è proprio questo l’aspetto per il quale ti ammiro di più. Per aver avuto la forza e la coerenza di non mollare, anche quando tutto sembrava perduto, e di fronte a te ed alla tua Comunità non si scorgeva che l’orizzonte di una lunga e difficile traversata nel deserto.

Tuo, il grande merito di aver tenuto duro consentendo, così, a tante donne e tanti uomini che, come il sottoscritto, sono animati dal sacro fuoco della passione per la destra italiana, di poter tornare a casa.

Mi sembra ieri quando, nel 2002, firmai l’accettazione della mia candidatura al consiglio comunale di Como, la città che amo. Ricordo perfettamente – e non mi vergogno ad ammetterlo – che mi tremavano le mani, perché sentivo fortissima, in me, la responsabilità di rappresentare al meglio il mio partito e la Comunità di Azione Giovani, di cui allora ero presidente provinciale.

La stessa, identica sensazione che ho provato quando ho ricevuto, da te, la grande responsabilità ed il grande onore di essere candidato a rappresentareLa Destra, il mio territorio e la mia gente nel Parlamento nazionale. Chi l’avrebbe detto. Forse stava scritto da qualche parte che questo dovesse accadere lo stesso anno in cui sono diventato padre.

Sì, sono perfettamente consapevole del fatto che si tratti di un’impresa difficile, ma sono altresì convinto che sia solo e soltanto desiderando l’impossibile, che l’impossibile possa realmente accadere.

Certo è, che se non fosse stato per te, giovani di valore come Stella Mele, Ruggero Razza, Andrea Scaramuccia, Gianni Musetti e tanti altri, questa chance non l’avrebbero mai avuta: sarebbero stati tenuti nel limbo e, con loro, la prospettiva di una nuova destra sociale e nazionale in grado di immaginare e costruire l’Italia dei prossimi trenta o quarant’anni.

Per quanto mi riguarda, per quel poco che possa valere, ti garantisco che farò di tutto per essere sempre degno nella fiducia che hai riposto in me, nelle mie idee, e nella mia testardaggine.

Chi distrugge (Fini), e chi costruisce (tu). Un tramonto cupo e triste, ed un’alba con il sole che sorge tra mille luci sfavillanti. Questa è l’immagine che ho davanti agli occhi, e che ritengo essere la metafora migliore per simboleggiare il frutto del tuo coraggio e della tua passione.

Tutti i militanti come me, tutti gl’italiani che credono nei valori in cui crediamo noi, la memoria di coloro che sono Caduti per difendere le nostre Idee, hanno finalmente riconquistato il diritto e la fierezza di riconoscersi in quella fiaccola che qualcuno aveva tentato di spegnere, e che tu hai raccolto, tenendola viva.

È ora che quella fiamma torni ad illuminare il Parlamento, è ora che tu riconquisti ciò che ti è stato tolto ingiustamente, è ora di crederci. Caro Segretario!

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