Saturday 21st September 2019,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Io sono di destra, forse…

Io sono di destra, forse…

di Matteo Gianola – Cos’è la destra? Se lo chiese ironicamente Gaber in una sua famosa canzone e, nonostante la paternità autorevole, questa domanda sembrerebbe banale su un webmag chiamato “Il Destro” ma, forse, lo è meno di quanto sembri visto che spesso questo termine viene frainteso.

In Italia definirsi di destra ha sempre avuto un accento provocatorio, quasi ribelle… negli ultimi anni è entrata nel vocabolario politico la parola “moderati” per definire chi non si riconoscesse nella coalizione di centrosinistra, come se essere di destra fosse come essere degli appestati. Moderato è Casini, Moderato è Berlusconi, Moderato si volle definire Fini… ma perché? Perché essere di destra è come darsi del fascista?

Sono lontani i tempi in cui Ignazio La Russa, di fronte alle provocazioni di un imprecisato esponente della sinistra lombarda, rispose all’appellativo “fascista” con un ironico “non mi lusingare”, oggi rappresentare la destra è come mettersi all’angolo dei salotti, essere emarginato come un bieco ignorante, come un topo di fogna, riprendendo l’iconografia degli anni ’70. Oggi come allora c’è una sottovalutazione del sottobosco delle destre, i benpensanti non hanno capito che quello che fu si è evoluto, si è diviso e si sta ritrovando, mille anime in un’unica identità, quella che altrove è definita l’ala conservatrice, qui è ancora, romanticamente, definita la destra.

Non parlo del partito omonimo, ovviamente, che fa parte dell’area ma di tutta quella parte della cittadinanza italiana che sta cominciando a muoversi, spinta da un’idea, variegata quanto si vuole, declinata in diverse maniere ma che si riconosce in quella zona oscura della politica che è stata volutamente ignorata per anni dai media main stream che si sono concentrati meramente sull’avventura berlusconiana dimenticando che dietro alla figura del leader carismatico di Forza Italia c’era un popolo, silente per anni, che stava cominciando a vedere un possibile futuro, un messaggio che tramite lo sdoganamento del MSI, che divenne poi AN, doveva diventare un faro per l’aggregazione di tutta la parte conservatrice d’Italia.

Parlo di conservatori e di destre volutamente, visto che di destre ne esistono tante: destra liberale. Neocon, destra sociale, destre religiose e via dicendo. Tutte queste, però, sono unite da una base comune, quello che è la destra, quello che fa definire la gente di destra, indipendentemente dalle loro inclinazioni economiche o sociali: la destra è identità, orgoglio e libertà e nulla più.

Chiunque si riconoscesse in queste parole potrebbe essere di destra, sia che si riconosca nell’idea liberista di Oscar Giannino sia che sogni una seria azione di stampo sociale come molti tesserati de La Destra. Quello che manca, però, è la coscienza, la consapevolezza di quello che significhi essere di destra, cioè la passione, la volontà e il coraggio di agire in prima persona; mancanza questa che ha allontanato la maggior parte degli italiani dalla politica attiva e, pure, da quella indiretta creando quel vulnus democratico che vede nell’immobilismo del “centro” la vera traccia per l’azione politica odierna, quella volta al mantenimento dello status quo.

Qualcosa si sta risvegliando, però, qualcosa che possa riportare il popolo della destra alla politica, magari verso un nuovo soggetto conservatore che riunisca tutte le anime d’area, cancellando quella parola orribile, “moderato”, per poter avere, finalmente, un soggetto politico in cui riconoscersi, un soggetto che possa contenere diverse idee e diverse identità, come è il GOP americano, a esempio, ma che possa, finalmente, eliminare quest’assenza di azione politica che caratterizza l’Italia da oltre un ventennio.

Citando sempre Gaber, “Libertà è partecipazione” e la partecipazione è la caratteristica vera di chi si definisca di destra, come me, come molti altri che, insieme, da gocce diventeremo un fiume, un fiume di idee e di sensibilità differenti ma con un’anima in comune e la volontà che la nostra voce non sia solo un urlo controvento.

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