Thursday 12th December 2019,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Fascismo? Questione di linguaggio

Fascismo? Questione di linguaggio

di Costantino Corsini – Quando ho iniziato a prendere appunti ed elaborare le idee per questo articolo pensavo di utilizzare l’analisi di un film per porre in evidenza quanto alcune terminologie potessero assumere un aspetto arbitrario e finissero per fornire interpretazioni differenti, a seconda del punto di vista e della cultura del lettore. Ma come sempre accade, la progressione dei fatti ha spinto il mio pensiero ben oltre il voluto e così mi sono trovato ad interpretare anche episodi di cronaca.

Il film a cui mi riferisco è “V per vendetta”, pellicola del 2005 tratta dal graphic novel V for Vendetta, scritta da Alan Moore e illustrata da David Lloyd, adattata per il grande schermo dai fratelli Wachowski. La storia è ambientata in una Inghilterra prossima futura, governata da una dittatura (ascesa al potere mediante elezioni favorite dal controllo dei media e non da un golpe militare, quindi paradossalmente “democratica”). Il sistema viene turbato da un misterioso personaggio “vendicatore”, mascherato con le sembianze di Guy Fawkes, cospiratore britannico che ha cercato di far saltare in aria il parlamento inglese nel 1606. La vicenda vede la partecipazione di una serie di personaggi, oltre al “terrorista”: principalmente una giovane di nome Evey Hammond, una ragazza orfana i cui genitori erano stati vittime della dittatura, che nasconde il suo odio profondo nei confronti dell’attuale governo risultando incapace di prendere una posizione. Quella che oggi chiamerebbero “maggioranza silenziosa”.

httpv://www.youtube.com/watch?v=X8S5By_mFu8
(V per vendetta – scena: discorso di V)

Non entro nello specifico della trama del film lasciando al lettore il gusto di vederlo o rivederlo.

Mi preme invece prendere in considerazione i commenti che hanno accompagnato tale opera. Secondo una prassi ormai consolidata si è voluto sottolineare il contrasto tra una società “fascista” ed un ruolo anarchico del protagonista. In questo già possiamo constatare come sia attuale la opinabilità degli assunti. Wittgenstein (per evitare di far perdere tempo ai critici tipo indymedia, ricordo che questo filosofo non era un Waffen-SS ma, di origine ebraica lavorò insieme a Bertrand Russel nella scuola di Oxord) nel suo trattato Logico-philosophicus, al punto 2.173 recita: «l’immagine rappresenta il suo oggetto dal di fuori (suo punto di vista è la sua forma di raffigurazione), perciò l’immagine rappresenta il suo oggetto correttamente o falsamente». Deve essenzialmente tale assunto a Nietzsche che asseriva come noi non si conosca l’esatta natura delle cose ma solo l’immagine che si aveva di esse. Concetto ripreso successivamente da Popper ed alla base della filosofia della scienza.

Pertanto il termine “fascismo” utilizzato si basa su un’immagine fornita dai media ma che può, sia non essere condivisa da tutti che non corrispondere alla realtà dei fatti. Alla base del linguaggio viene posto quindi un sistema di convenzioni sociali in cui ad un concetto viene fatto corrispondere un’immagine ed a quest’immagine viene attribuito un significato arbitrario. Proviamo a presentare un semplice esempio. Per assurdo un bambino viene cresciuto controllando tutti i contatti che ha con il mondo esterno. Al significato del termine “bravo” facciamo corrispondere la parola “cattivo”, e viceversa. Quando verrà sgridato dalla mamma, questa lo inviterà a non fare il “bravo”. Altrimenti sarebbe una pessima mamma. Lo stesso avviene nella nostra cultura in cui i termini ed i relativi significati sono espressione della comunicazione dominante e non necessariamente corrispondo alla reale essenza delle cose. Così accade che il protagonista della pellicola sia un anarchico ed il regime contro cui combatte sia “fascista”. Ma proviamo a valutare alcune citazioni e passaggi del film. Essenzialmente e per non essere troppo prolisso ne individuo tre.

Nel primo, in ordine di tempo, V dice ad Evey «Il popolo non deve avere paura dei governi ma devono essere i governi ad avere paura del popolo». Qui viene affermato il concetto di una unità non solo geografica ma culturale e politica di un popolo che va ben oltre quella che è una democrazia parlamentare. Non parla di individui, di soggetti singoli tipici della cultura liberale ma afferma un ruolo che supera quello del patto sociale tra cittadini divenendo valore autonomo. Se volessimo citare la Gestalt diremmo che il tutto è superiore alla somma delle singole parti.

httpv://www.youtube.com/watch?v=31ABJG2JXQs
(V per vendetta – scena: dialogo fra V ed Evey)

Evey ha motivo di opporsi a quelli che gli hanno ucciso padre e madre e causato la morte del fratello ma tace come tutti perché ha paura. Come tanti, la paura è alla base del suo comportamento. Quanta gente oggi non solo ha paura dell’incolumità fisica ma anche delle convenzioni sociali, paura di non essere accettato? Paura del futuro, del presente ed anche del proprio passato. V simula l’arresto di Evey, la tortura ma ne rafforza le convinzioni e quando lei preferisce essere fucilata dietro un deposito di rifiuti, piuttosto che tradire, allora comprende di essere veramente libera perché non più condizionata dalla paura. Quanti oggi possono dirsi veramente liberi? Si devono rispettare convenzioni sociali, esiste il “politicamente corretto”. “Non esporti…”, “Chi te lo fa fare?”, e così di seguito sono le raccomandazioni che vengono fornite tutti i giorni. Siamo in un sistema di democrazia elettiva ma provate a chiedere a qualcuno per chi ha votato. Molti vi risponderanno che il voto è segreto. Quanti volti vengono coperti da una maschera dettata dalle convenzioni sociali? Quanti festeggiano il 28 ottobre il giorno prima o quello successivo per non “dare nell’occhio”? Ma il coraggio, il dovere, la fedeltà alla parola data è appannaggio delle democrazie liberali o di una società tradizionale?

Il film termina con la distruzione del parlamento inglese. V, morente, invita Evey a tirare la leva e anche lei capisce la natura del gesto. Il popolo non ha bisogno di palazzi che segnino la separazione con il potere. Aggiungo, ha bisogno di piazze dove possa radunarsi ed essere tutt’uno con il potere, anzi essere esso stesso il potere perché finalmente conscio che tanti uomini e donne non fanno una folla ma una cosa sola.

Penso che bastino questi tre punti per far porre una diversa chiave di lettura di questo film. Abbiamo un eroe che è di esempio; detto eroe fa sì che una maggioranza silenziosa diventi popolo; abbiamo la presa di coscienza che esistono valori trascendenti che vanno al di là della propria sopravvivenza. Cosa volete di più?

Certo, se la parola “fascismo” viene abusata attribuendogli significati non propri allora accadrà che l’immagine finisca con l’essere di comodo a chi governa il linguaggio.

Il regime dei militari argentini è stato definito fascista, ma tra le innumerevoli vittime si deve anche riconoscere la presenza dei peronisti, dei descamisados che apertamente si rifacevano alla politica sociale del fascismo. Oppure ha senso definire fascista un regime sostenuto dalla CIA e dalla politica estera USA? Tutto dipende dal significato che si fa corrispondere al termine “fascismo”. Se fascismo vuol dire prevaricazione, violenza e non rispetto dell’altro, sopruso verso il più debole allora, va bene. Ma questo deve essere esteso anche agli altri regimi che praticano la violenza, il sopruso, la prevaricazione.

httpv://www.youtube.com/watch?v=H04Xd4lb40s
(V per vendetta – scena: presa di coscienza di Evey)

E qui mi riallaccio alla cronaca recente, alle parole del presidente della camera Gianfranco Fini. Ora il fascismo è divenuto il “male assoluto”. Ma quale fascismo? su quello delle leggi razziali, possiamo essere d’accordo. Quello dello stato sociale, allora no, non sono d’accordo. Poi, si pretende di giudicare un’idea da quelli che sono stati i risvolti storici ma si concede la grazia dell’oblio a tutti gli altri sistemi.

Sicuramente il fascismo è stato un regime autoritario, ma non è stato un totalitarismo. Per quei benpensanti che hanno fatto un balzo sulla sedia leggendo questo giunga il mio invito a leggersi “Le origini del totalitarismo” di Hannah Arendt ([nella foto a destra] anche lei al di sopra di ogni possibile sospetto di collaborazionismo culturale). In quest’opera si evidenzia come di totalitarismi in Europa ve ne furono due: il nazismo ed il comunismo. Il fascismo viene descritto come un regime autoritario ma non totalitario. Eppure ,ad oggi la costituzione tanto decantata vieta (in una disposizione transitoria) la ricostituzione del partito fascista ma consente l’esistenza di partiti comunisti. Certo, gli attuali comunisti (salvo alcune eccezioni) non si rifanno a Stalin o al Pol Pot, ma allora perché si deve prendere per buona la trasformazione di uno e non dell’altro?

Ed ancora, proviamo a rifarci al periodo storico. Non guardiamolo con gli occhi dell’anno 2000 ma andiamo alla società degli inizi del XX secolo. Il fascismo era poi così più duro ed autoritario del Regno dei Savoia? Appena 21 anni prima, una sola generazione, un arco temporale ci separa da mani pulite da renderla ancora fatto di cronaca, il generale Fiorenzo Bava Beccaris a Milano, nel 1898, dava l’ordine di sparare con i cannoni sulla folla dei manifestanti. Ottanta morti e quattrocentocinquanta feriti. Ed il generale veniva decorato da re Umberto I e nominato senatore del regno. Le camice nere usavano l’olio di ricino. Ma sono più gravi gli effetti dell’olio di ricino sull’intestino o i colpi delle chiavi inglesi che hanno sfondato il cranio di molti giovani? Eppure, troviamo alcuni di questi squadristi rossi che attualmente pontificano di antifascismo seduti in Parlamento.

C’è stato il delitto Matteotti ([ nella foto a sinistra]che tra l’altro presenta ancora aspetti oscuri). Ma i responsabili del presunto delitto di regime sono finiti in galera. Nell’Italia democratica non sono mancati gli omicidi di stato, in questo caso gli esecutori sono rimasti impuniti.

Quindi, egregio presidente Fini, di “assoluto” vi è soltanto la voglia di farsi accettare, di ottenere un viatico per quello che doveva essere un mezzo ed invece è divenuto un fine.

Ritorniamo a chiamare ogni cosa con il nome che gli compete. Non facciamo sconti a nessuno, fascismo ed antifascismo compresi. Ricordiamo che le parole sono macigni e che producono conseguenze proprio come i fatti. Vogliamo riaffermare i valori della libertà, va bene, ma non possono coesistere due pesi e due misure. La parola “democratico” è quanto mai abusata. La quasi totalità del mondo se ne è impossessata. Anche la Germania Est, la DDR, si definiva repubblica democratica tedesca. Può anche capitare che si definisca “osservatorio democratico” chi si è dimenticato del proprio passato di violenza o cerca di giustificarlo atteggiandosi a neo-partigiano degli anni di piombo.

(Giorgio Gaber, La democrazia)

Ma se democrazia vuol dire governo del popolo, possiamo oggi tranquillamente affermare che è il popolo che governa? Non è che in realtà governino i partiti, le banche, le lobbies industriali, la finanza internazionale, le multinazionali? Se è il popolo ad essere sovrano, perché avete abolito il voto di preferenza trasferendo così ai partiti la possibilità di scelta? Posso considerarmi civilmente e democraticamente soddisfatto se, ogni cinque anni, vado a votare e scopro che volevo dare il voto a Pinco ed invece il mio voto va a Pallino? E’ democratico che un partito che riceve il 4,9 dei voti non venga rappresentato in parlamento se non si identifica in alcuna coalizione mentre, invece, possono entrare tranquillamente partiti di dimensioni di un condominio se utili ed accettati da una coalizione? Se come risposta invocate la tanto decantata “governabilità”, vi chiedo: cosa vi è di differente dalla ragion di stato?

Allora, in questo contesto finiamo per ritornare a quello che la parola rappresenta per la conservazione del potere. Questa repubblica è sopravvissuta per più di mezzo secolo utilizzando la propaganda del linguaggio. Demonizzando l’ avversario di un sistema (quello vero, non il metadone politico) imponendo la coniugazione nome-immagine-significato a proprio vantaggio. Vi era chi sperava che tale fase sarebbe stata superata; vi era anche chi giustificava il “patto col diavolo” per poter ottenere questo. Ecco, questo appunto è stato il risultato.

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