Saturday 24th October 2020,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Destra leggera o pesante, è solo buon senso

Destra leggera o pesante, è solo buon senso

di Davide Tedeschini – A chi mi chiedeva: “cos’è secondo te la destra?” rispondevo sarcasticamente: “la posizione che occupano i parlamentari nell’emiciclo” non potendomi permettere discorsi più lunghi dei 140 caratteri su Twitter. Molti di essi guardano a La Destra come il partito erede di una grande tradizione storica ma anche di ambiguità e contraddizioni dell’inizio del secolo scorso, a cui ho risposto: “Mi dispiace, non sono fascista” deludente risposta su Twitter. In Italia definirsi tale è reato, ma non lo è definire ‘fascista’ il nemico politico che in genere non querela mai per aver ricevuto tale ‘calunnia’ (che per molti è un complimento, è come definirsi Italiani). Spesso in questi epiteti emerge una destra leggera o pesante. Invece il partito de La Destra è un nato cinque anni fa, nei suoi esordi chiaramente opposto a programmi fallimentari di centrodestra. La sua identità è oggi segnata da un momento storico in cui infatti il centrodestra, è debole o morto. Per altri è sempre stata la ‘destra sociale’ rivolta agli strati meno abbienti della popolazione: senza casa, senza figli, senza lavoro, senza prospettive, senza un ‘credo’: poco spazio per vivere, per essere, per avere.
Un tempo avere scrupoli nei confronti del popolo più svantaggiato, di tutto il popolo sarebbe stato ovvio per un politico, oggi se ne occupa solo la Destra. Oggi qualora valga solamente a colmare il vuoto lasciato dalla Casa delle Libertà, (di cui la destra sociale faceva parte nel partito di AN), non andrebbe a rappresentare solo i nostalgici di un mondo remoto, ma di quello presente, come reazione organica alla loro recente perdita di ‘sovranità’ e alla nullificazione dell’Italia (non solo del centrodestra). Ci vediamo privati del ‘nazionalismo’ anche nei suoi simboli più semplici e quindi di un orgoglio di Patria (ad esempio con l’assenza della bandiera di Forza Italia o Alleanza Nazionale) perché altre formazioni di destra non attingono al bagagliaio culturale italiano. Per tutti gli altri: è necessario mantenere in vita il ricordo dei morti per rappresaglie politiche degli anni ‘60 e ‘70 (anche minorenni, come Mario Zicchieri che è stato ricordato pochi giorni fa da Il Giornale d’Italia), oppure di genocidi, olocausti collettivi e solitari caduti nell’oblio come quelli delle Foibe, o di altri avvenimenti che si legavano più recentemente alla classe media, a prescindere dalla compagine politica, delitti moderni e contemporanei. Morti con un ‘perché’ e anche senza, fino ai giorni nostri. Perché sembra che questo all’economia e alla finanza non interessi ma così si rischia l’imbarbarimento.
Una situazione descritta dallo scrittore Cerami nel suo “Un borghese piccolo piccolo” (messo in pellicola da Monicelli con un magistrale Alberto Sordi nel 1977) in cui una famiglia viene devastata dalla perdita dell’unico figlio, ucciso per errore da una pallottola vagante mentre si sta dirigendo (accompagnato dal padre presso il suo nuovo ufficio), a svolgere il primo giorno di lavoro da impiegato statale. La madre non si riprenderà più e cadrà in silenzio fino alla fine, quando il padre esasperato cercherà di farsi giustizia da solo. Padre, Lavoro, Madre, Impiego Statale, Giustizia, Salute. Come queste cose anche il ‘primo giorno’ di lavoro non ci appartiene, essendo sostituito precariamente da una moltitudine di primi giorni di lavoro e quindi non più solennemente unici. Se tutto ciò è il paradigma dei ‘precari’ ancor più lo sarebbe commemorare il disastro di Marcinelle in Belgio, dove morirono 262 emigranti italiani in miniere di carbone, dimenticando che quelle morti erano ‘morti della speranza’ avvenute per la mancanza di lavoro nel meridione (era il 1956). Così si celebrano i 150 anni di unità d’Italia ma si censura completamente l’impegno italiano a coprire quel vuoto, a uscire dalla condizione rurale che si verificò nel primo ventennio del secolo in sintonia con il resto dell’Europa, in sintonia anche con le contraddizioni del resto d’Europa a partire dall’800, ossia l’impegno all’industrializzazione, all’eccellenza. Si censurano quindi venti anni della storia d’Italia a prescindere dall’ostruzionismo a un pensiero di destra leggero o pesante. E così che la ‘rimozione’ genera mostri: ‘raccontare’, ‘avere opinioni’, ‘intrecciare storie’, ‘indagare’, potrebbe essere il neo ‘reato di revisionismo’:  voler contraddire delle verità storiche in precedenza inconfutabili a prescindere dal fatto che esse siano ‘vere’. Ma provare l’esistenza di fatti che ne mettono in luce altri non è reato (può essere reato solo per la ‘casta’ che vuole mantenere i privilegi). Non c’entra in questo la faziosità di una destra post o neofascista. Come non lo era il libro di Stella-Rizzo su “La Casta” (sott. Così i politici italiani sono diventati intoccabili, Rizzoli, 2007) o “il sangue dei Vinti” di Pansa (Sperling e K., 2003).
E mi viene in mente l’’armadio della vergogna’: un armadio pieno di faldoni contenenti episodi della guerra civile avvenuta in Italia (in seguito all’armistizio dell’8 settembre) rimasto nascosto fino a pochi anni fa in uno scantinato di un ministero, con gli sportelli rigirati verso la parete per non essere aperto. Il più recente ‘stragismo’, la ‘strategia della tensione’, e isolati morti di cui a volte non si capisce il recondito senso, mandanti ed esecutori, partecipazioni straniere, come il caso Mattei, o quello di Aldo Moro.
E poi oscurità più subdole: come quella di ‘Ustica’, la cui sentenza definisce come ‘atto di guerra in tempo di pace’, e altre tragedie, causate forse da una irresponsabile retorica della ‘pace’, pure quando si mandano militari in territorio di guerra. Come è successo per Nassirya. E ancora si potrebbe parlare di casi di malagiustizia perpetuati ai danni di cittadini comuni fino ai politici, come è successo per ‘mani pulite’, e non ultima la ‘malasanità’ e i suoi viaggi della speranza, per un figlio o per curarsi, a causa dell’arretratezza del sistema ospedaliero. E a seguire le vittime dei ‘terremoti’, dall’Irpinia a quello dell’Aquila che uno Stato come il nostro deve assolutamente saper affrontare senza abbandonare nessuno in deprimenti prefabbricati e neanche rimuovendo la vita sociale di intere comunità di italiani, demolendo centri storici distrutti.
I passati governi hanno voluto partecipare alla nascita dell’Europa con una rinnovata immagine dell’Italia nel Mediterraneo, con accordi energetici con Libia e Russia, ammettendo responsabilità del nostro colonialismo, dimostrazione di sensibilità, di europeismo di positività. Sessanta milioni di abitanti,  secondo produttore di acciaio d’Europa, primo per industria manifatturiera, primo per beni culturali, per turismo, partecipante al G8: l’Italia in questi anni si è impegnata in uno sforzo per le infrastrutture e per una nuova mentalità produttiva senza dimenticare la sua Storia.
Ma ci accorgiamo che non è così: l’Italia viene paragonata alla Grecia, derisa anche oltreoceano e accettare silenziosamente i provvedimenti fiscali decisi a Bruxelles non sembra ridare ‘respiro’ agli italiani.
Non rimane che sperare ne La Destra: sia essa pesante o leggera, testimonia una sacra consapevolezza, un ‘credo’: riconquistare spazio per vivere, per essere, avere, per sperare. In ricordo di tanti sacrifici, passati e presenti, contro imposizioni e dittature straniere. La Destra è vicina a tutti gli italiani, anche quelli che non si sono riconosciuti esclusivamente in una ‘destra’ a destra del centrodestra, (come quella missina) ma anche di chi crede di militare in quel centrodestra e invece si ritrova vittima del ‘tradimento degli elettori’ che ha molti volti, anche senza colore, come le stragi e le morti dimenticate. E’ un dovere per chi milita, è un dovere da Italiani: non c’entra una destra leggera o pesante, si tratta solo di buon senso.

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2 Comments

  1. alessandro buttazzoni 9 Novembre 2012 at 10:58

    ottimo editoriale , ma vorrei sottolineare che il declino di questo paese è avvenuto con l’avvento del dualismo Berlusconi / PDS- PD. Entrambi impantanati nella reciproca demonizzazione , privi di un democratico rispetto per l’alternanza e di collaborazione nell’interesse del paese. In questi 20 anni si è abbandonata completamente la programmazione economica e sociale
    sostituite da annunci buoni ai soli fini elettorali. i governi hanno sempre deciso per decreto e colpi di fiducia, e mentre il paese cambiava i piccoli vassalli di Camera e Senato, quelli di destra per rivalsa sociale, quelli di sinistra per indubbia abilità e propensione , pensavo a rubare! Hanno rubato il nostro futuro, hanno distrutto il nostro passato! pensato che negli anni 60 in 5 anni abbiamo fatto la Roma – Milano. Questi qui ci hanno messo 20 anni per 2KM di bretella ( Nomentana ).

  2. Davide Tedeschini 10 Novembre 2012 at 12:41

    Come darti torto? Ma vedo piú responsabilitá a sinistra…

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