Sunday 24th March 2019,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Che razza di società è questa?

Che razza di società è questa?

di Alessandro Nardone – Svegliatemi, vi prego. Sì, il mio è uno sfogo in piena regola, per questo non ho alcuna remora nel confessarvi che, spesso e volentieri, negli ultimi tempi, di fronte a tante, troppe cose, vorrei aprire gli occhi e rendermi conto che si trattava soltanto di un brutto sogno. No, non mi riferisco alla mia sfera personale, ci mancherebbe altro, ma a gran parte di quanto accade la fuori, nel nostro paese. Sarà che sono diventato padre e quindi i miei pensieri sono proiettati al futuro di mia figlia; sarà che di primavere non ne ho più venti ma trentasette; sarà quel che volete, ma una cosa è certa: la realtà in cui viviamo, così com’è andata delineandosi negli ultimi anni, non mi piace neanche un po’.

Ogni mattina, sfogliando i giornali, ci si rende conto di quanto la nostra amata Italia si stia imbarbarendo e di quanto, noi italiani, ci stiamo abituando a tutto ed al suo contrario. Madri che gettano i loro figli dal balcone, padri che crivellano le proprie famiglie, ragazze che si ammazzano tra loro, gente che scende in strada a prendere a picconate i passanti, altri ancora che piazzano ordigni fuori dalle scuole. Un fiume in piena colmo di odio, di rancori mai sopiti e di invidia sociale che ha irrimediabilmente rotto gli argini invadendo, con le sue acque putride e velenose, ogni angolo del patrio suol.

Ma che razza di società è questa? Domanda retorica che, sono certo, sarà frullata anche nella testa di molti di voi, negli ultimi tempi. Tranquilli, non siete affatto i soli a porvela. Già, perché credo si tratti di una reazione del tutto normale per chi, essendo animato da certi valori, assai difficilmente potrà fare il callo ad una realtà del genere. No, signori miei, qui non si tratta di fare i bacchettoni o i perbenisti a tutti i costi, il punto è come sia possibile continuare a ritenere digeribile un modello di società nel quale tutto diventa fiction, ed in cui la televisione in particolare ed i media in generale, assumono la funzione di lavacro per le coscienze di chiunque, anche di coloro i quali si sono macchiati dei delitti più efferati. Proprio così, e la tecnica è quella (collaudatissima) del bombardamento mediatico, che consiste nel far passare un determinato messaggio innumerevoli volte, per fare in modo che, alla lunga, venga assimilato e metabolizzato. D’altra parte sarebbe sufficiente rispolverare qualche volume di Orwell, per capire che non sto certo inventando l’acqua calda.

Così, ad esempio, uno come Michele Misseri – che, è bene ricordarlo, non raccoglieva margherite ma ha occultato il cadavere della nipote in fondo ad un pozzo – viene intervistato e mandato in onda a tutte le ore e, magicamente, nell’immaginario collettivo, diventa Zio Michele. Insomma, uno da compatire perché, poverino, succube di moglie e figlia. Altri esempi? Potrei farne a migliaia, ma evito, un po’ per decenza e un po’ perché avete capito perfettamente di cosa parlo. Ma non è finita perché, questo schifoso calderone, non è composto soltanto da criminali più o meno folli, nossignore, in quell’acqua fetida sguazzano una moltitudine di personaggi che pur non valendo un cicca, sono diventati veri e propri opinion leader, modelli da seguire. Così, un giorno sì e l’altro pure, su giornali e telegiornali impazzano le tette della Minetti, la farfallina di Belen, le labbra a canotto di Nina Moric, Ruby e le olgettine da una parte, Corona ed i tronisti dall’altra. Sono questi, oggi, gli stereotipi del successo, non c’è niente da fare. Risultato? Molti dei nostri giovani crescono con il mito del soldo facile, del traguardo raggiunto senza sudare, della fama e dell’apparenza prima di qualsiasi atra cosa. Così, anziché appassionarsi a qualcosa e cercare una strada vera da seguire, troppo spesso bramano scorciatoie che portino dritte lì, alla tanto agognata ribalta mediatica.

Tuttavia, va detto che questa non è che una parte del problema, sarebbe sbagliato puntare il dito solo sull’effetto, tralasciando la causa. Anzi, le cause. Perché l’imbarbarimento di cui parlavo all’inizio non è soltanto quello mediatico, nossignore, ma si riverbera su ogni aspetto della nostra vita di tutti i giorni, incidendo negativamente sul benessere di ognuno di noi. Prendiamo il sistema politico. Pur tralasciando le convinzioni di parte che ognuno di noi ha maturato nel corso degli anni – e la relativa attribuzione di colpe – credo che nessuno possa avere nulla da eccepire, se affermo che viviamo in un paese letteralmente strangolato da quello stesso sistema e, per questo, allo stato attuale, senza alcuna buona prospettiva non soltanto per il nostro presente, ma anche e soprattutto per il futuro dei nostri figli. I problemi sono sotto gli occhi di tutti, eppure, da decenni, i nostri politici non fanno altro che gettarci fumo negli occhi discutendo di questioni tutt’altro che centrali, nascondendo sotto il tappeto i problemi reali. Che noi, però, dobbiamo vivere sulla nostra pelle tutti i santi giorni.

Come in un effetto domino, la cattiva gestione a livello nazionale si ripercuote anche sulle amministrazioni locali. Se, ad esempio, provate a pensare alla città in cui vivete, sicuramente oggi la troverete più sporca e con servizi decisamente peggiori rispetto a qualche anno fa. Il problema, però, è che a fronte di un peggioramento complessivo dei servizi che riceviamo, ergo del nostro benessere, le tasse che paghiamo, anziché diminuire sono aumentate.

Questo per dire che, se quelli che per primi dovrebbero dare l’esempio sono i primi a disattendere i loro buoni propositi e, troppo spesso, a rendersi protagonisti di comportamenti deprecabili, come possiamo poi pretendere che il resto del Paese si comporti diversamente? Il pesce puzza dalla testa, insomma. La cosa che fa più rabbia, neldesolante quadro di quanto ho appena scritto, è che la stragrande maggioranza degl’italiani, pur rifiutando questo sistema, ha finito col sentirsi impotente, in quanto talmente disillusa da non scorgere, di fronte a se, qualcosa o qualcuno che somigli nemmeno lontanamente alla soluzione di questa drammatica situazione. Il classico cane che si morde la coda. Peccato che, di fronte a tutto questo, quasi quasi venga da pensare che stia meglio lui ché, almeno, qualcosa da inseguire ce l’ha ancora.

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