Monday 28th September 2020,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Abbiamo un Premier nominato da un Presidente nominato dal Parlamento dei nominati. Altro che Usa.

Abbiamo un Premier nominato da un Presidente nominato dal Parlamento dei nominati. Altro che Usa.

di Alessandro Nardone – L’altra notte, seguendo la maratona elettorale americana, ho scritto un solo tweet: “Due uomini, due partiti, due programmi, due mandati e primarie vere. Noi, invece… lasciamo perdere!”. Vi lascio immaginare il tenore delle risposte. Allora, stamattina ho pensato che quella di oggi fosse l’occasione migliore per approfondire con voi un altro importantissimo punto del Manuale della Sovranità, ovvero quello relativo al Presidenzialismo. Vi solleverò, quindi, dall’onere di sorbirvi l’ennesima analisi in merito alla riconferma di Barak Obama, soffermandomi sul sistema americano, che possiamo tranquillamente definire un trionfo di democrazia.

D’altra parte cosa chiediamo, noi, se non maggiori quote di sovranità popolare? Ne abbiamo tremendamente bisogno, ormai è diventata una questione vitale. Già, ma quali sono le differenze tra il nostro sistema e quello a stelle e strisce? In che cosa sono tanto più bravi di noi? Cominciamo col fare un’osservazione che, a molti, potrebbe sembrare addirittura banale, ovvero che loro hanno un presidente eletto dal popolo, e noi un governo di tecnici nominato dal Presidente della Repubblica.

Ora, per analizzare compiutamente la nostra situazione, bisogna osservare che il Capo dello Stato non è eletto, ma nominato da un Parlamento costituito da Deputati e Senatori che, a loro volta, non sono stati scelti dal popolo ma, grazie alla nostra vergognosa legge elettorale, anch’essi nominati dai rispettivi segretari di partito. Ricapitolando, il Parlamento dei nominati ha nominato un Presidente della Repubblica, che ha nominato il Presidente del Consiglio. Appare evidente a chiunque non abbia le fette di salame davanti agli occhi che siamo in presenza non di un sistema democratico ma, al contrario, di un regime partitocratico.

Insomma, in Italia il potere viene gestito dai partiti della casta che, in pubblico, si divertono con il gioco delle parti, facendo finta di litigare tra loro, mentre nelle stanze del palazzo si mettono d’accordo sulla nostra pelle. Non è certo un caso che siano sempre gli stessi, da quasi trent’anni. Così come non è un caso che siamo, indubitabilmente, l’unica democrazia occidentale in cui la stessa persona si candida a Premier per ben cinque (se non sei) volte, per non parlare, poi, della farraginosità che deriva dal bicameralismo perfetto.

L’esatto opposto di quanto avviene negli Usa dove, oltre ad esserci un limite di due mandati, il candidato presidente viene scelto attraverso le elezioni primarie e, una volta eletto, ferme restando le prerogative del Congresso, ha pieni poteri decisionali. Per come la vedo io, una delle battaglie che la destra deve assolutamente tornare a combattere con vigore, è proprio quella per una riforma dello Stato in senso Presidenziale, avendo il coraggio e la forza di affermare che, la nostra, è una Costituzione obsoleta, figlia di un’altra epoca. A questo proposito, ricordo che nel 1996 aderii ad un’iniziativa rimasta (tristemente) attualissima con la quale chiedevamo che, a livello nazionale, venisse adottato il sistema elettorale utilizzato per eleggere i sindaci. Il Sindaco d’Italia, appunto. Che, tradotto, significherebbe elezione diretta di un  Presidente della Repubblica e dei Parlamentari che, a differenza di quanto accade oggi, sarebbero espressione del territorio, a cui dovrebbero puntualmente rendere conto del loro operato.

Ecco, credo che adesso vi siano più chiari i motivi che rendono l’attuale classe politica letteralmente allergica a quest’argomento, ovvero per il semplice fatto che si vedrebbero costretti a sottoporsi al giudizio dei cittadini ché, visti i tempi che corrono, per molti di loro si rivelerebbe di gran lunga peggio del Giudizio universale.

Leggi l’articolo su Il Giornale d’Italia del 9 novembre 2012

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