Thursday 23rd November 2017,
IL DESTRO // Idee che ti mettono al tappeto

Una Destra protagonista, per la Terza Repubblica

Una Destra protagonista, per la Terza Repubblica

di Giuseppe Sarra – “Una destra per la terza Repubblica”. E’ questo il titolo del convegno promosso anche dal Giornale d’Italia presso la Residenza di Ripetta a Roma. Una giornata intesa di dibattiti a tema con intellettuali d’area, giornalisti autorevoli ed esponenti di quello che fu il Msi prima e An poi.

E così, dopo la diaspora, la destra tenta di rimettersi in cammino. Come? Dal territorio. Nella prima parte della convention, infatti, è andata in scena la tavola rotonda con le voci del territorio. Le possibili nuove leve della destra che verrà, che già siedono in consiglio comunale e, tra mille difficoltà, rappresentano i valori profondi della destra nelle istituzioni locali.

A benedire l’incontro è stato Alessandro Nardone, scrittore del libro “La Destra che vorrei” e già consigliere comunale di Como, con una profonda e partecipata relazione, attraverso la quale ha messo al centro del dibattito un nuovo modo di fare politica. A partire dal linguaggio, che deve essere comprensibile alle nuove generazioni, in particolare ai 14enni.

“Dobbiamo tornare nelle scuole e nelle università perché soltanto da lì potremo ripartire e crescere una nuova classe dirigente, mettendoci alle spalle un linguaggio a noi vicino e caro”, ha detto Nardone, che si è chiesto: “E come? Anche grazie alla cultura”. E, a tal proposito, “ci sono ancora tante singole voci riconducibili alla nostra area: Il Giornale d’Italia, Barbadillo.it, il Secolo d’Italia e tantissimi blog da coinvolgere in questa fase”, ha sottolineato.

“Vi chiedo di fare un salto indietro di trent’anni. Partendo da un leader che decise di mandare in soffitta un vecchio modo di fare la politica, il quale diede fiducia a una nuova classe dirigente. Dal Msi ad An, consentendo così alla destra di diventare una forza di governo. Il problema è che poi molti dei giovani di allora non seguirono il suo esempio, non favorendo così il ricambio generazionale. Quello sì che poteva essere un vero patrimonio”, ha fatto notare Nardone.

Perché An ha fallito? “E’ stata schiacciata da Forza Italia e dalla Lega. Non ha inciso nell’azione di governo”.

E alla classe dirigente che ha animato la destra sin qui, Nardone ha riportato le parole di Giorgio Almirante: “Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l’avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci…. Accogliete dunque, giovani, questo mio commiato come un ideale passaggio di consegne. E se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai”.

Dopo l’applaudito intervento di Nardone, è stata la volta di Angelo Eliantonio di Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fdi. “Dobbiamo ripartire dalla destra sommersa, i cui valori sono ancora attuali”, ha detto Eliantonio, e ancora: “Abbiamo il tempo di creare un sistema antropologico nuovo. La nostra casa comune deve essere un movimento strutturale, che dialoga con le associazioni e i quartieri, aprendo perché no il nostro mondo alla società civile”, è questa invece la chiave di lettura di Brian Carelli (Prima l’Italia), che ha le idee abbastanza chiare: “Non credo al giovanilismo rampante. Purtroppo l’attuale gioventù è dormiente e dobbiamo risvegliarla”.

Secco Francesco Macri (Alleanza per Arezzo): “La destra della terza Repubblica ha il dovere di ripartire dal territorio, da una generazione che non è stata contaminata dalla politica nazionale”. E ha fatto notare: “Non possiamo aspettare che da Roma nasca qualcosa, dobbiamo creare una base organizzativa, ripartendo dai problemi della gente”. E ha lanciato un messaggio: “Non dobbiamo criticare Grillo o Salvini, dobbiamo studiarli”. La parola d’ordine secondo Macri è una sola: “Insieme”.

Poi è stata la volta di Marco Colosimo, consigliere comunale di Piacenza, eletto in una lista civica, che si è soffermato sulle aspettative della destra che verrà: “Mi dispiace di far parte di una lista civica, perché ad oggi non esiste un partito che attragga le nuove generazioni”. Prendendo le distanze dalla Lega Nord: “Non posso accettare che un signore vestito di verde, vada in giro per l’Europa a difendere la nazione. Ma svegliamoci!”.

Tantissimi giovani amministratori al tavolo della presidenza, tra questi c’è anche Fabrizio Fornaciari, assessore comunale di Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo.

“Manca una destra forte che sappia lanciare chiari messaggi, soprattutto alle nuove generazioni, e che purtroppo si è nascosta nel M5S”, ha detto a chiare lettere Fornaciari, che ha posto al centro del dibattito la formazione: “Non possiamo lasciare soli a se stessi i nuovi amministratori”. E ancora: “Il domani appartiene a noi, andiamocelo a prendere tutti quanti insieme”.

Tra le tante facce nuove della destra c’è anche Filiberto Franchi, assessore comunale allo Sport, che ha contribuito ad abbattere una delle tanti roccaforti della sinistra in Umbria, ovvero Bastia Umbria.

“Mi sento orfano di un partito. Basta coi colonnelli, coi diktat. Riuniamo un partito secolare”.

Il penultimo intervento di questa prima fase del convegno è quello di Andrea Santoro, che ogni giorno si rapporta con una città complicata e difficile come Napoli, da sempre ricca di quell’identità sociale che la contraddistingue.

“Provo un grande imbarazzo a sedere in un Consiglio comunale che ha visto sedere tra i suoi banchi Giorgio Almirante. Provo un grande imbarazzo a fare opposizione a Luigi De Magistris, incapace di amministrare”, ha detto il consigliere partenopeo di Ncd. Cosa manca? “Un partito. Uno strumento fondamentale, grazie al quale ho vissuto una scuola di vita”. Chiaro il messaggio alla vecchia classe dirigente: “Dovete essere i padri nobili all’interno della fondazione per lanciare una costituente. Fdi possono rappresentare i primi attori, ma la fondazione è il minimo comune denominatore”. “Non ci sono”, ha risposto prontamente Storace.

Immediata la replica di Santoro: “Hai ragione. Ricordo ancora quando con Menia hai dato vita il movimento per An. Ho ancora negli occhi quella folla, migliaia di persone giunte da tutta Italia che avevano un sogno: rimettere in campo An”.

A chiudere la prima tavola rotonda è stato Alessandro Urzi, consigliere regionale e provinciale de L’Alto Adige nel Cuore: “Abbiamo il dovere di ritrovare il senso di appartenenza di una comunità”, ha esordito, rivelando: “Sono rimasto profondamente colpito da quella piazza del Popolo che parlava di ‘Italie’. Lo rivendico con orgoglio da altoatesino: l’Italia è unica e indivisibile. E mi vergogno per chi rivendicava di essere di destra all’interno di quella piazza”, ha scandito Urzi, ricevendo molti applausi dalla platea.

Ognuno di loro ha portato il proprio contributo, significativo. Sognando una destra unita. Una destra protagonista nella terza Repubblica.

Fonte: Il Giornale d’Italia

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